Quando la incontrai per la prima volta impiegai un po' di tempo per capire che quella moto con un apehanger del genere fosse proprio lei a guidarla. Tosta la tipa pensai, anzi, se per caso la inquadrate nel vostro retrovisore, oppure pensate di far dello spirito aspettando il verde al semaforo dell’incrocio sotto casa, beh io ci andrei cauto, la figuraccia può essere dietro l’angolo.

Generosa e volitiva, Irene, Rouge per chi la conosce bene, sa tener testa al motociclista più incallito senza perdersi troppo d’animo, insieme al suo compagno organizzano ogni metà d’agosto il Run del Doge, in terra Veneziana.

Con lei abbiamo chiacchierato volentieri, apprezzando il modo e lo spirito con cui si propone, determinata e diretta ma sempre con molta femminilità.

Corrado



La nostra intervista:

 

RdT: Ciao Irene iniziamo a fare un po’ di conoscenza, di cosa ti occupi?

Irene: Ciao Corrado e un ben trovati a tutti.

Mi chiamo Irene, ho 38 anni e vivo con mia figlia di 17 anni e il mio compagno Massimo, in provincia di Venezia, nella bellissima Riviera del Brenta.

Come lavoro, beh ancora per un po’ sono una metà dell’ufficio acquisti di una importante azienda. Dico per un po’, perché in vista ci sono importanti cambiamenti!

 

RdT: Da quanto tempo vai in moto, e qual è la moto che guidi tutt’ora?

Irene: Guido una moto tutta mia da 4 anni e a tutt’oggi sono la felicissima proprietaria di una Dyna Super Glide del 2001, ma rifatta completamente nuova l’anno scorso dal mio fidanzato, con “qualche modifica” naturalmente voluta da me: ape da 50, ammortizzatori, forcelle e faro softail.

 

RdT: Al nord si dice la moto, al sud invece il motore. Per te la moto è femmina oppure no?

Irene: La parola stessa è al femminile!

 

RdT: E’ importante il fatto che essa sia una H-D? Sento e vedo molti che si sono avvicinati a questo tipo di moto, per moda, anche se non lo ammetterebbero mai nemmeno sotto tortura.

Irene: E’ fondamentale che sia HD (scherzo). Ti dirò che non sono mai stata fashion-victim neanche per altre cose, anche perché vivere questo mondo secondo me, se non lo senti tuo, alla fine ti stanca senza contare che è “una moda” molto costosa. Ti confido comunque che provo qualche “simpatia”  per la Ducati, anche se non ho mai guidato nient’altro che non fosse HD.

 

RdT: Tu invece all’Harley come ci sei arrivata?

Irene: Anche in tempi non sospetti cioè quando l’Harley non era una moda, una ventina di anni fa, avevo già alcuni amici che avevano il custom. Quand’ero sposata, mio marito aveva l’Harley, poi (dopo diversi anni) ho incontrato Massimo harleista pure lui (anche se appena conosciuto non lo sapevo).

Poi dopo poco esserci messi assieme, vista la mia passione per queste moto, un bel giorno mi ha detto “Se ti fai la patente, ti regalo lo sportster” e così è stato!

Ho iniziato con una moto “inguidabile”, completamente modificata con la forcella inclinata… insomma una faticaccia. Ammetto che spesso ho avuto paura e all’inizio facevo le curve in prima… ahhh se ci ripenso, mi fa sorridere!

 

RdT: Hai trovato pregiudizi nell’ambiente per il  fatto che sei una donna in moto?

Irene: Assolutamente no, anzi. I biker diventano molto “sensibili” alla vista di una fanciulla in HD!

Anzi ti dirò che a volte ho pure “approfittato” di questa debolezza dei maschietti, tipo quando non ho voglia di fare troppe manovre, mi fanno parcheggiare nei posti più comodi spingendo la mia moto con me sopra naturalmente. Oppure quando ho avuto qualche problema (con lo sportster succedeva spesso), beh tutti meccanici! Davvero un divertimento vederli tutti trafelati ad aiutarmi! Senza contare che ti fanno sempre passare davanti!

 

RdT: In famiglia come vivono questa situazione, magari non forse ora, ma quando eri anche più giovane e vivevi in famiglia?

Irene: Purtroppo sono sempre stata un creatura inquieta e mia mamma non si fidava quasi a mandarmi via in bicicletta, quindi veto a qualsiasi mezzo a motore, sino all’arrivo della macchina!

 

RdT: Che uso nei fai della tua moto e che sensazioni provi alla guida di essa?

Irene: Uso la moto tutti i giorni per andare al lavoro (tranne quando è molto freddo, perché lo soffro tanto), anche perché percorro la tristemente famosa e super trafficata tangenziale di Mestre, con la macchina c’è da impazzire. Con la moto vado anche a fare le piccole spese e non è da stupirsi vedere la borsa piena e le verdure che escono. A volte non mi rendo conto ed esagero così vado via con lo shopper appoggiato al serbatoio, provocando non poca ilarità a chi sta a guardare le mie “acrobazie”!

Sai la sensazione che provo principalmente è di rilassamento, faccio pace con il mondo dopo una giornata difficile. Pur percorrendo tutti i giorni le stesse strade, quelle che mi annoiano tanto quando sono in macchina, in moto le vivo ogni volta con occhi diversi. A questo proposito ti racconto che c’è una stradina che io all’inizio usavo come scorciatoia per evitare un po’ di traffico, poi per me è diventata un rito quotidiano. Io la chiamo la “mia strada della scuola guida” perché è tutta una curva (con le quali fino a poco tempo fa non avevo un buon rapporto). Ogni giorno la percorro e cerco di tenere un’andatura regolare in modo da non toccare mai i freni, una piccola sfida con me stessa. Aggiungo poi che le prestazioni della Dyna sono straordinarie, mi da sicurezza e ogni volta…piego un po’ di più!

 

RdT: Qual è il tuo primo pensiero quando ti cali la visiera del casco e ti prepari ad innestare la marcia prima di partire per un viaggio?

Irene: E’ strano, ma viene quasi un pensiero meccanico: io associo al viaggio in moto, breve o lungo che sia IL STAR BENE, appunto quasi un riflesso incondizionato. Provo sempre un pizzico di emozione quando è ora di schiacciare il pulsante dell’accensione.

 

RdT: Preferisci in un viaggio l’andata oppure anche il ritorno può avere il suo fascino?

Irene: Secondo me sono due cose diverse: l’andata è accompagnata dall’ entusiasmo del “nuovo”. Il ritorno porta con se i ricordi di quello che si ha vissuto e anche un po’ la voglia di ritornare a casa.

 

RdT: Il tuo modo di guidare rispecchia il tuo carattere ed il tuo modo di essere, oppure riesci a mantenere distaccate queste due cose?

Irene: Penso che la mia maniera di guidare ma anche la mia moto rispecchino la mia personalità. Ho una guida molto tranquilla e rilassata, e la mia moto non ha “fronzoli” se non due teschietti sul portatarga che si illuminano quando freno, che mi sono stati regalati da un caro amico! Non mi piacciono le moto “addobbate” come alberi di natale, come pure le persone, sia fisicamente che caratterialmente.

 

RdT: Riesci a sfruttarla in maniera soddisfacente ed in caso contrario cosa te lo impedisce?

Irene: Ti dirò che usandola tutti i giorni, almeno 300 km la settimana riesco a farli e l’unica cosa che mi ferma è il freddo! Anche se, ogni volta che arrivo a casa, non vorrei mai scendere!

 

RdT: Qual è stato il tuo viaggio più impegnativo? Quello più divertente? E quello che invece vorresti non aver mai fatto?

Irene: Il più impegnativo è stato il ferragosto 2006. Io, con il mio fidanzato e altri due amici siamo andati a Rijeka in Croazia. Abbiamo viaggiato di notte sotto il diluvio universale, su strade di montagna con un asfalto veramente da paura e senza illuminazione. Anche i miei compagni di viaggio, erano preoccupati. Io avevo lo sportster, con la springer e l’ape, senza parafango davanti quindi avevo una fontana in faccia e l’impianto frenante… beh lasciamo perdere. Confesso che mi salivano le lacrime ma non riuscivo a piangere e per la prima volta in vita mia, ero sicura che sarei caduta. Fortunatamente è andata tutto bene, però che faticaccia!

Quello più divertente è stato quello che ci ha portato al Superrally 2007 in Olanda. E’ stato un viaggio straordinario, un po’ perché mi portava in un posto in cui desideravo tanto andare e che abbiamo pianificato da gennaio, un po’ perché è andato tutto bene, niente contrattempi e compagni di viaggio fantastici… quasi una magia! Anche se al ritorno abbiamo viaggiato per 800km sotto la pioggia e il Brennero l’abbiamo attraversato sotto una bufera di neve (naturalmente senza l’abbigliamento adeguato, ma chi se l’aspettava, la neve a giugno!), lo conservo come un ricordo prezioso e sarei pronta a rifarlo!

Per adesso non ho viaggi che non avrei voluto aver fatto: tutti mi hanno lasciato qualcosa e comunque mi hanno portato dove volevo andare.

 

RdT: Frequenti raduni bikers o usi la moto solo ed esclusivamente per viaggiare?

Irene: E certo, sennò che biker sarei? Scherzo naturalmente. Sì frequento i raduni (anche se non spesso) soprattutto quando so di trovare alcuni amici che magari non vedo da un po’, il raduno diventa un’occasione. A volte per quelli vicini a casa, ci andiamo semplicemente per fare un giro.

 

RdT: Quale sarebbe il viaggio che per nessuna cosa al mondo rinunceresti di fare?

Irene: Quello che anche l’anno prossimo ci porterà al Superrally, questa volta in Danimarca! Potrei anche sembrare ripetitiva, ma per me questo evento è un po’ come “il viaggio alla Mecca per un mussulmano” (perdonate il paragone, non voglio mancare di rispetto a nessuno): OGNI BIKER, DOVREBBE FARLO ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA!

 

RdT: Ed invece quello che non faresti mai neanche a pagarti?

Irene: Il Run del Polo Nord, se esiste… TROPPO FREDDO!

 

RdT: In famiglia anche il tuo ragazzo ha la moto, ma i ben informati dicono che il biker di casa sei tu, cosa dici a riguardo?

Irene: Le malelingue vorrai dire hahahaha! E’ vero, Massi ha un Heritage Softail quindi solo HD in famiglia!

Questa cosa mi fa sempre sorridere, perché sembra che io porti i pantaloni in casa. Posso assicurarti che Massi è coccolato e viziato da me. Forse perché io all’apparenza ho un carattere più duro, quindi tutti a dire povero Indiano!

Se poi parliamo di moto, beh è proprio bravo. Io mi sono dilettata a cambiare la cinghia e il cavo della frizione dello sportster e altri lavoretti. Comunque mi diverto ed è sempre ben poter affrontare piccoli problemi.

Per quanto riguarda la guida, io ho cieca fiducia in lui e se ho imparato a guidare lo devo al mio fidanzato, che un bel giorno mi ha detto “Hai voluto la moto? Parti e vai”. Scherzi a parte correndogli sempre dietro ho imparato a viaggiare, abbastanza decentemente!

 

RdT: Essendo questa una chiacchierata “virtuale” che ne pensi dell’avvento di internet tra noi motociclisti e del proliferare di molti forum di settore?

Irene: L’avvento di internet, non solo nel mondo dei motociclisti, è molto importante come mezzo di aggregazione ma, secondo me va preso con razionalità e buon senso. Per quanto riguarda il settore “tecnico/commerciale”, in internet si possono trovare moto e pezzi di ricambio a buon prezzo, sempre stando attenti (ma questo succede anche per l’officina sotto casa). Se poi si cercano consigli meccanici, ci sono persone davvero preparate che offrono il loro aiuto gratuitamente e spassionatamente.

 

RdT: Personalmente ne frequenti qualcuno? Cosa ci trovi di positivo se vi scrivi o al contrario cosa non sopporti di questo mezzo di comunicazione?

Irene: Ho cominciato a scrivere sul Webchapter a novembre 2004, seguendo la scia del mio fidanzato. Il motto è “se non puoi batterlo, fattelo amico”. Non ne potevo più di vederlo sempre davanti al pc, così conosciuto un po’ di gente del forum ad una festa, ho cominciato a frequentare. Devo ammettere che in questo forum ho conosciuto persone straordinarie, che con il tempo sono diventati preziosi Amici ai quali sono molto legata. Uomini e donne che abitano anche lontano da me e che fanno centinaia di km per venirci a trovare magari per due giorni, come facciamo noi. E ogni volta che ti rivedi, magari ad una festa, è davvero una gratificante sensazione che fa bene al cuore e ti fa ancora aver fiducia nel prossimo.

Ti faccio un esempio: in Olanda ci siamo ritrovati e abbiamo pranzato con alcuni “ragazzi” del forum che arrivavano da Roma e da Milano!

Sai poi, c’è il rovescio della medaglia. Ognuno di noi si “nasconde” dietro una tastiera, quindi secondo me bisogna, come dicevo prima usare il buon senso e non prendere troppo in considerazione tutto quello che va scritto. Per quanto mi riguarda non scrivo molto, perché tendo a non dare troppa confidenza alle persone che non conosco, anche perché a volte leggo cose che mi fanno arrabbiare e rischierei di dare risposte che potrebbero essere non gradite. Così prendo il forum per quello che voglio che mi dia… appuntamenti quotidiani con i miei amici (anche perché io uso molto i messaggi privati).

 

RdT: Meglio una cena a lume di candela con l’Indiano o preparare la moto per un viaggio di tre giorni in una località sperduta su di una paesino di fronte al mare?

Irene: E che domande? Preparare la moto per andare a cenare a lume di candela in riva al mare con l’Indiano!

 

RdT: So che insieme al tuo ragazzo state preparando la terza edizione del Run del Doge, qualche anticipazione ce la puoi dare?

Irene: Questo “benedetto” Run del Doge è nato due anni fa, come un pranzo senza pretese, tra pochi amici, un sabato di agosto. Non eravamo sicuramente preparati ad un tale “successo”: i pochi amici erano poco più di 50! L’anno dopo quei pochi amici erano circa un’ottantina! E’ stato davvero commovente vedere gente che arrivava anche da posti lontani, ragazzi del Webchapter!

Ti confesso che l’edizione di quest’anno e a tutt’ora in bilico, per problemi legati al lavoro di Massi.

Ma fino alla fine, non si può mai sapere!

 

RdT: Cosa vorresti dire per invogliare un biker a parteciparvi?

Irene: Ripeto il nostro Run è nato come un incontro tra amici, mettere le gambe sotto un comune tavolo e rivedere vecchie facce o incontrarne di nuove. Non vuole essere un raduno ne niente che ci assomigli, solo godere del piacere di passare qualche ora in compagnia!

 

RdT: Trovandoti ad un bivio o dovendo decidere, preferisci percorrere una strada che hai già fatto altre volte,  oppure ti avventuri su quella sconosciuta che non sai dove ti può portare?

Irene: Dipende da dove devo andare. Per strada come nella vita, preferisco la sicurezza di ciò che ho già fatto, ma se si tratta di avventurarsi in  una nuova via, la affronto con serenità ma con gli occhi ben aperti, sempre pronta a qualsiasi evenienza, certa che ogni esperienza (anche quella più brutta) insegna sempre qualcosa.

 

RdT: Cosa puoi dire alle altre donne come te motocicliste, mentre invece un pensiero per chi magari ha qualche timore a prendere un manubrio tra le mani e non si è ancora decisa a fare quel passo che anche in cuor suo vorrebbe fare?

Irene: Il mondo motociclistico è e sarà sempre maschile, anche se ho notato con piacere che sempre più rappresentanti del gentil sesso, si avvicinano alle due ruote. Per quelle che già in moto ci vanno, mi complimento perché mi fa piacere che ci siano donne che hanno la stessa mia passione. Alle altre che magari non riescono a prendere la decisione consiglio loro di provare a guidare una moto. Se è davvero una “febbre”, scoppia la scintilla e non ne puoi più fare a meno.

 

RdT: Quando ti fermi e togliendoti il casco gli uomini si accorgono che a guidare quella moto è una donna cosa leggi nei loro sguardi?

Irene: E’ sempre un momento che mi diverte, togliere il casco e fare uscire la chioma “rouge” (come il mio nick). Poi, visto che per i maschietti è sempre una questione di misure, c’è sempre il suo bel perché parcheggiare una Dyna, leggi sempre un senso di approvazione negli sguardi!

Una volta, mi sono fermata ad un semaforo e di fronte a me c’era un altro motociclista. Scattato il verde, guardo nello specchietto: il “fratello biker” era caduto per girarsi a guardarmi!

 

RdT: L’apprezzamento o il commento che vorresti ricacciare in gola all’universo maschile quale potrebbe essere, se ce ne fosse qualcuno ovviamente?

Irene: Se ce ne sono stati, fortunatamente io non ne ho mai sentiti! Ti dirò poi che non mi curo molto dei commenti gratuiti e inutili, magari dettati dalla volgarità o dall’invidia, detti così, tanto per dare aria ai polmoni ! Ma c’è una cosa che mi infastidisce molto: per strada, (soprattutto in tangenziale) quando mi si affiancano le macchine o i furgoni, con due o più (perché da soli non hanno così tanto coraggio per fare i cretini) “gentiluomini”. Stanno là a guardare, salutare o fare qualche gesto, che io non gradisco molto. Ecco è in quei momenti che provo davvero disgusto. Allora decellero un po’ sperando che si tolgano di mezzo e se questo non avviene, accelero e li saluto poco elegantemente.

 

RdT: Non trovi che la moto vi possa rovinare quella femminilità che tanto piace a noi uomini e che molte di voi vanno in moto solo per sfidare il sesso forte che per puro piacere?

Irene: Questa secondo me, è una domanda che dovrebbe essere rivolta ad un uomo. Comunque a mio parere, la femminilità  non è uno stile di vita ma un insieme di caratteristiche proprie di ogni donna ed ognuna di noi le esprime in maniera diversa. Per il fatto che vado a spasso in moto, nessuno mi ha mai trattato come un uomo, anzi. Per quanto riguarda il fatto di sfidare il sesso forte, ti dirò che quelle poche SIGNORE che conosco che guidano la moto, lo fanno solo ed esclusivamente per il puro piacere di farlo, per carità niente competizione. Se la moto è vissuta come passione, non c’è bisogno di dimostrare niente a nessuno. Ma credo che questo riguardi anche gli uomini, che spesso soffrono la rivalità.

 

RdT: Ultima domanda, quando guardi la tua moto ferma, cosa provi. Mi spiego meglio, ci vedi solo un ammasso di dadi e bulloni o essa riesce a trasmetterti qualcosa dentro?

Irene: Qua rischio di essere mielosa, lo so e magari un po’ esagerata ma… ad esempio, al lavoro parcheggio la moto appena fuori dall’ufficio. Quando esco per qualche pausa, la guardo quasi la ammiro in ogni suo particolare, perché è esattamente con la voglio io. Per me è la più bella di tutte e penso a dopo, quando sarà l’ora di andare via, con lei! Mi rendo conto che fondamentalmente è un oggetto, ma guidarla mi fa star bene e mi regala serenità, quindi non posso che guardarla… con occhi dolci! Quando poi la lavo… è una libidine vederla bella pulita!

 

RdT


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