SPECIALE: intervista a Ettore Puglisi

 

Conobbi Ettore nel 2001. In quel periodo ero alle prese con l'organizzazione del primo Rombo di Tuono e fu allora che ricevetti una sua telefonata. Aveva bisogno di alcune informazioni che sarebbero servite per il calendario raduni che lui curava, insieme agli annunci di compra-vendita, su Black and White, negli scantinati dell’allora redazione di via Duca d’Aosta del Freeway Magazine.

Persona estremamente alla mano, nel senso più nobile del termine, dall’inesauribile disponibilità e cortesia, è il cordone ombelicale che lega gli appassionati dell’universo harley, alla più vituperata, criticata e letta rivista biker italiana che parla di Harley-Davidson e di uomini, oramai cresciuti, che si ostinano a giocare con un manubrio tra le mani ed il vento sulla faccia.

 

Corrado



La nostra intervista:

 

RdT: Veniamo a noi ora sig. Puglisi, ti va una birra allo Special Guest Saloon? Offriamo noi questo giro.
E. Puglisi: Non mi tiro mai indietro quando c’è da bere una birra in buona compagnia... il prossimo giro è mio, per i seguenti... alla romana!
 
RdT: Domanda forse superflua con te, ma d'obbligo per aprire questa conversazione. Chi sei e di cosa ti occupi?
E. Puglisi: Mi chiamo Ettore Puglisi e sono un giornalista di Freeway Magazine. “L’eminenza grigia” del Black’n’Way insomma, come mi autodefinisco ironicamente. In concreto, quello che cura il materiale dei lettori, le loro storie, i viaggi, le esperienze. Naturalmente non faccio solo questo, spesso scrivo anche in altri spazi del giornale, ma diciamo che la mia specialità sono le persone, i biker, ancor prima che le moto con il loro aspetto “tecnico”...

 
RdT: Come sei approdato a Freeway e come si diventa giornalisti per una rivista motociclistica?
E. Puglisi:
  Devo ammettere che nel mio caso si è trattato di una serie di fortunate coincidenze. Sono un musicista, diplomato in conservatorio e per anni ho vissuto insegnando musica ai bambini e suonando in diverse realtà (ho ancora un gruppo acustico di musica pop con cui continuo a esibirmi).

Nell’ultimo periodo, prima di incontrare Freeway, lavoravo come “educatore musicale” all’interno di un istituto di accoglienza per minori in difficoltà. Mi ero preso una pausa (è un genere di lavoro che gratifica, ma sfianca... il dolore dei bambini non può lasciare indifferenti), pensando di rientrare nel giro di pochi mesi.

Una sera a Verbania, mentre ero in giro con la mia Yamaha SR 500 del 1982, conobbi Giuseppe Roncen. Era il 1995, lui era fidanzato con una mia amica e la redazione dell’allora giovanissimo Freeeway era proprio nell’appartamento di questa ragazza.

Giuseppe mostrò un certo entusiasmo per quella moto così poco conosciuta, cosa che naturalmente mi riempì d’orgoglio. Una chiacchiera tira l’altra e alla fine, sapendo che ero momentaneamente fermo con il mio lavoro, mi chiese se poteva interessarmi organizzargli un archivio e un servizio per rispondere alla richiesta di arretrati. Non me ne sarei più andato.

Per anni collaborai, continuando anche ad insegnare in Svizzera e dirigere una banda giovanile (24 ragazzi tra gli 8 e i 14 anni, altra esperienza indimenticabile), quindi nel 2002 la scelta definitiva di fermarmi dove sono. In conseguenza della professione svolta, alla fine ho ottenuto il tesserino di giornalista pubblicista.
 
RdT: La nostra visione di giornalista per Freeway è che dopo aver fatto colazione sull'Ocean Boulevard con Eddie Trotta e Cyril Huze, si inforca un selvaggio chopper e via sulla Daytona Beach dove le modelle ti Penthouse vi aspettano per un bagno corroborante nella Jacuzzi in riva all'oceano. Favole o realtà?
E. Puglisi:  Magari! Certo non possiamo negare di avere la fortuna di fare un lavoro appassionante che spesso ci permette di viaggiare in moto (particolare non indifferente...), incontrare personaggi interessanti e cose del genere... ma buona parte del tempo la trascorriamo appiccicati ai computer a impostare pagine, scegliere foto, curare i dettagli... giorni nei quali scordiamo l’orologio e usciamo dalla redazione più somiglianti a zombi che a biker-giornalisti.
 
RdT: Sei partito in sordina, inserendo gli annunci del mercatino sul B&W nello scantinato di piazza Duca d'Aosta, ora lo dirigi è stata dura o una naturale evoluzione delle cose?
E. Puglisi: Direi entrambe le cose. Una naturale evoluzione delle cose, che inevitabilmente mi ha riservato non poche “durezze”. Non è un lavoro che si inventa il nostro (anche se alcuni spesso mostrano di non capirlo), ci sono importanti responsabilità da tenere in considerazione verso le persone (la loro “appartenenza”, la loro “sensibilità” ecc.), leggi e istituzioni. È stata dura, ma anche in questo caso devo definirmi fortunato per il fatto di avere potuto contare sulla presenza di persone (tutti i miei “amici-colleghi” della redazione e in particolare Luca, “er director”) con grande professionalità e molta umanità, che mi hanno aiutato a crescere (a costo di inenarrabili “cazziatoni”...) e, quanto meno, a restare in sella.
 
RdT: In che percentuali lo consideri ancora passione e quanto in lavoro, ossia dovere?
E. Puglisi: Non saprei quantificare, ma diciamo che è un continuo rincorrersi e scambiarsi il testimone tra passione e dovere.
 
RdT: La scrivania del B&W ha mietuto vittime illustri nel tempo (Gabbi, Lugaro ecc.) quando ne sei stato designato hai gioito o ti sei toccato?
E. Puglisi: Guarda Corrado, evidentemente la mia storia qui a Freeway è davvero un po’ anomala. All’inizio curai il B'n'W esclusivamente per sostituire Antonello, impossibilitato per questioni personali a farlo. Lo curai per tre mesi senza apparire in alcun modo. In teoria Antonello sarebbe tornato e si sarebbe ripreso il suo lavoro, cosa che a me non turbava affatto. In realtà, non rientrò e io non ebbi neanche il tempo di farmi delle domande o toccarmi, che ero già in viaggio da tempo... e come sai bene, una volta sulla strada, non resta che continuare, fosse la strada più difficile della terra...

RdT: Anziché epurare il Bobo e Parodi, personaggi se vuoi anche scomodi, ma schietti e senza peli sulla lingua, non era meglio sfoltire il ramo foto... "della fidanzata, della moto, mia e del pupo", che potranno anche fare piacere ai diretti interessati ma che pesano come un assolo di oboe, in un brano di Bon Jovi?
E. Puglisi:
Ti ringrazio per questa domanda che spero mi dia occasione di chiarire un paio di cose. Primo non mi piace il termine “epurazione” che mi sa di regime dittatoriale e non rispecchia di certo il contesto nella quale si muove Freeway.

È stata semplicemente una scelta editoriale. Bobo e Parodi, sono stati collaboratori di grande valore, lo dimostra l’attenzione con cui i lettori hanno accolto la notizia della loro “sospensione”, ma prima che iniziassero a scrivere su Freeway nessuno li conosceva (intendo come giornalisti)... a questo servono le pagine del black’n’way e non vediamo perché dovremmo negare la stessa opportunità ad altri... dammi tempo e vedrai che tra un anno saremo qui a parlare di nuove firme che oggi non conosce nessuno.

Mi ha dato un certo fastidio leggere su alcuni forum storie del tipo “lasciano a casa dei giornalisti... ecc. ecc.” Bobo e Parodi, non erano giornalisti, ma semplici lettori cui abbiamo offerto questa opportunità. Individui con un loro bellissimo lavoro che hanno collaborato per il piacere di farlo. Nessuno ha mai promesso a chiunque quegli spazi come un bene privato e intoccabile. Il nostro intento è offrire la stessa opportunità e gli stessi spazi ad altri... e poi ad altri ancora.

Per quanto riguarda fidanzate e bambini, ti rimanderei a una risposta precedente, nella quale ti dicevo che in questa professione ci si deve confrontare con le “sensibilità” più diverse... comprese quelle di quei biker che, diventati papà, sbiellano per vedere la foto dell’”erede” sulla loro rivista cult. Sai che ti dico? Non mi stupirei se me lo venissi a chiedere pure tu il giorno in cui diventassi padre... scommettiamo?
 
RdT: Marzo 2004 ci si stava preparando alla festa dei 10 anni del freeway quando all'improvviso il "buio" con la cessazione della pubblicazione. Quante volte hai pensato di mollare e cosa ti ha fatto desistere dal farlo?
E. Puglisi: No guarda, eravamo coesi e decisi ad affrontare l’uragano fino in fondo. In quel periodo ho ricevuto anche delle proposte di lavoro che mi hanno gratificato, ma non me la sono sentita di accettare. Eravamo pronti a qualsiasi cosa purché si riprendesse a uscire in edicola: auto tassarci, chiedere mutui, sequestrare una porno star a fine di ricatto... poi la cose sono andate come dovevano, Freeway è una rivista che funziona e fa gola a molti editori... ed eccoci qua!
 
RdT: Ci fu chi in quel periodo affondò il coltello nella ferita, ora a distanza di due anni hai qualche sassolino da toglierti dalla scarpa?
E. Puglisi: L’ho già fatto attraverso un edito sul B’n’W dal titolo “noi, loro, gli altri...” (FW N° 134). In breve sostenevo che se qualcuno del settore si fosse compiaciuto di quella situazione avrebbe solo dimostrato una certa grettezza. Se chiude una rivista di settore, non è un buon segnale per tutti quelli che lavorano nella stesso contesto, significa che il mercato va male. Se le riviste proliferano, significa che invece tira e che quindi, se si lavora bene, c’è speranza di avere un riscontro positivo. Diversamente, merda per tutti.

RdT: Sei su un treno, stai per entrare in uno scompartimento vuoto, ti accorgi che seduto c'è Moreno di Bikers Life intento a leggere. Cambi scompartimento fingendo di non conoscerlo o ti siedi ed inizi una conversazione con lui?
E. Puglisi: Nessun problema. A Padova, avrebbero potuto vedermi in molti bere una birra insieme a Moreno, Carla e figlio. Lo evito solo se il viaggio è troppo lungo, adoro viaggiare da solo.
 
RdT: Perché proprio non riuscite ad andare d'accordo, voi che della fratellanza ne fate un valore biker?
E. Puglisi: Mi spiace, non sento la domanda attinente alla mia personalità, né allo stile con cui mi rapporto a loro, come a tutti gli altri... quindi non posso rispondere.
 
RdT: Un pregio che riconosci alla rivista a voi concorrente, Bikers Life, naturalmente?
E. Puglisi: Sicuramente la capacità di mantenere un rapporto molto diretto con i lettori ed essere presenti a molti eventi.

RdT: Ritieni che Freeway sia un buon giornale e che i bikers se ne sentano rappresentati?
E. Puglisi: Ritengo che a Freeway ci sono persone, dai giornalisti, ai grafici fino alla segretaria di redazione (che per la cronaca si chiama Sveva e si fa un culo inenarrabile per tutti noi, pur senza “apparire”, come me o altri che scrivono...) che danno l’anima per fare bene il proprio lavoro, se poi riusciamo nell’intento, non sta a me dirlo... certo ce la mettiamo tutta.
 
RdT: Le accuse che maggiormente vi muovono è di trattare forse argomenti un po' superficiali, non dando spazio a problematiche più serie ed importanti (omologazioni, sicurezza stradale...). Ascanio da solo Predica nel deserto, cosa ne pensi?
E. Puglisi:
Anche questa, onestamente mi sembra un po’ una “leggenda”. Freeway si è sempre prestato a fare da cassa di risonanza a qualsiasi problema che riguarda il mondo biker... certo non alle “querelle” personali o a quelle dai toni offensivi.

Dallo scandalo delle moto sequestrate (con un’intervista al Questore inquirente ecc. ecc., e l’iniziativa di biker che volevano costituirsi parte civile ecc. ecc.), alle campagne per la sicurezza stradale (ti ricordo l’intervista a Fabio Mandelli, consigliere comunale e biker di Brescia proprio in tema di sicurezza stradale, uscita pochi mesi fa...), non credo ci si sia mai tirati indietro. Vero è che parte del giornale, e in particolare il B’n’W, lo creano i lettori, tutti voi, con le lettere e il materiale che ci inviate.
 
RdT: Seguendo il mondo hog e trovandoti all'hog inverno con personaggi che in "mutande con una torta in testa ballano sui tavoli" non hai mai pensato "...ma dove sono finito"?
E. Puglisi: Assolutamente no! Credo che ognuno sia libero di scegliere il modo che preferisce per divertirsi. Una posizione che non dovrebbe essere distante da quel concetto di “rispetto e fratellanza”, spesso esibito. Gli hogger sono una delle tante tribù motociclistiche di cui ho la fortuna e l’onore di scrivere in quanto giornalista. Nei loro confronti, come nei confronti di tutti gli altri, provo solo rispetto. Io cerco solo di raccontare le storie per quello che sono, non di giudicarle...

RdT: Cosa è che ti lascia perplesso di questo movimento, le troppe maschere indossate con la disinvoltura del momento che fanno moda o trovi ancora che ci siano dei fondamenti di spirito biker vero e puro?
E. Puglisi: Credo che la mia risposta alla domanda relativa la nostra chiusura, possa andare bene per rispondere anche a parte di questa. Peraltro, sono convinto che la maggior parte dei biker viva con sincero trasporto la propria passione.
 
RdT: Come vivi il tuo rapporto con la moto? La lasci parcheggiata in angolo finito l'orario di redazione o riesci ancora a farne uso in qualche modo?
E. Puglisi:
Ho iniziato ad andare in moto a 14 anni e ho una coppa come più giovane partecipante a un raduno del 1975 a 15 anni. Ma non era una “moda”, semplicemente l’unico mezzo per andare in giro, il più abbordabile, sicuramente il più libero

Da allora questa passione è rimasta così... la moto la uso quasi sempre, ma solo nella buona stagione, perché sono un fottuto siciliano freddolosissimo. Comunque, per darti un’idea, mettici che abito a Verbania, 120 km da Milano e che oggi ad esempio, come faccio spesso in estate, sono venuto a lavorare in moto!
 
RdT: Il viaggio della vita di Mister Puglisi?
E. Puglisi: Bè, forse niente di eccezionale, agli occhi di molti, ma tra tutti quello del 2002. Verbania-Palermo in sella alla mia “Generosa” (come chiamo la mia SR) solo statali e provinciali... 14 giorni di chilometri macinati a 80/h con gli occhi a rubare ogni angolo di bellezza del paesaggio, 14 giorni di incontri e di assoluta libertà. Al ritorno, colpa anche di un banale incidente a Palermo, presi la nave fino a Genova, dispiaciuto di non potermi rifare lo stivale al contrario...  
 
RdT: Se mai arrivasse il momento e tua figlia ti chiedesse di volere una moto, come la prenderesti, sermone perbenista sulla sicurezza o la incoraggeresti in qualche modo? 
E. Puglisi:
Petra, mia figlia di 3 anni, ha già la sua moto, la “famosa” SR 500. Se glielo chiedi te lo confermerà anche lei.

In gioventù sono stato un ribelle imperituro, impedirmi le cose serviva solo a rendermi ancora più ribelle. Spero che il fatto che un giorno sarò io stesso a regalargliela la aiuti a viverla con la giusta responsabilità, non sarò certo io ad impedirglielo (anche se so già che non dormirò la notte quando la saprò in giro con gli amici...). Per darti l’idea del mio spirito, aggiungo che la prima volta che me la sono portata fuori a cavallo (altra grande passione della mia vita, insieme alla musica e le moto) aveva 16 mesi, andammo al galoppo e mentre con un braccio me la tenevo salda lei urlava di gioia: <<Ancoa papi!!!>>. (Perché ha iniziato a parlare prestissimo), mentre io le rispondevo:<<se ci vede la mamma o la nonna, mi strozzano...>>.
 
RdT: Da single impenitente a marito con una figlia nel giro di poco tempo se ti guardi indietro cosa vedi?
E. Puglisi: Vedo una vita vissuta davvero intensamente, nel bene e nel male, cui mancava solo la gioia della paternità e l’organizzazione di una famiglia, non soffocante, ma capace di darmi il calore e le attenzioni di cui a quel punto sentivo il bisogno. Insomma sono felice della scelta... anche se ho sempre un certo debole per il genere femminile... ma questa è un’altra storia, che non c’entra con l’amore per Michela, la mia dolce e comprensiva mogliettina...
 
RdT: Il sogno nel cassetto di Ettore Puglisi?
E. Puglisi:
Nonostante i miei 46 anni il vero problema è che di sogni continuo ad averne davvero tanti. Probabilmente troppi! Ne scelgo due. Uno, un viaggio in solitaria attorno al mediterraneo, Europa-Africa-Medioriente-Europa, partendo dalla Francia. Non so se ho citato correttamente tutte le tappe geografiche, ma credo di essermi spiegato.

Due, rifare lo stivale con un carro stile cow-boy attrezzato di tutto punto, trascinato da due cavalli, due asinelli al seguito per le vettovaglie, cane, gatto e, naturalmente... Michela e Petra! Guarda che non scherzo, se ne parla quasi ogni sera a casa... prima o poi lo facciamo.
 
RdT: Pensi che il B'n'W sia ormai maturo per diventare una realtà indipendente e autonoma o rimarrà per sempre una costola di Freeway?
E. Puglisi: Non ci ho mai nemmeno pensato. Il B’n’W è quello che è proprio perché parte integrante di Freeway....
 
RdT: La stagione sta per iniziare un tuo pensiero da dedicare a quanti si apprestano a viverla aggrappati ad un manubrio con il vento sulla faccia?
E. Puglisi:
Bè ragazzi... lo so che saranno in molti a toccarsi le palle... però, occhio alla strada! Abbiamo una sola meravigliosa vita da vivere e la responsabilità di onorarla fino in fondo senza giocarsela banalmente. In più, abbiamo delle responsabilità verso le persone che ci amano... sarebbe brutto farle soffrire. Quando si magna, beve o fuma (tutte cose che “mediamente” amo fare...) è bello stare attorno un fuoco ad ammazzarsi dal ridere, piuttosto che rischiare la vita in strada. Per guidare c’è tempo anche domani. Buona stagione a tutti e grazie per l’attenzione.

 

RdT


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