Ci sono persone che sanno vivere in un proprio intimo mondo che in parte custodiscono gelosamente. Tra di esse c'è un ragazzo che vive e lavora in un piccolo paese, per svago coltiva vitigni ed è grande appassionato enologo.
Ciò che colpisce di lui è la sua rombante Harley Davidson che macina chilometri nel levante Ligure. Enrico Perego, membro del Portofino Coast HOG Chapter, Editor e Photographer, in anni di vita on the road ha collezionato una serie di successi personali nel nostro mondo che lo pongono come un vero e proprio personaggio.
Il suo segreto? Semplicità, cordialità, amicizia e tanta passione. Iniziando con originali, timidi ma esaudienti articoli riguardanti il proprio chapter ha proseguito con una collaborazione con Freeway Magazine della durata di un anno con una rubrica propria: "Walking the Hog". E' apparso più volte nelle sue mansioni su Hog Tales, la rivista riservata agli iscritti HOG a tiratura mondiale. La sua vena poetica, la cadenza delle parole spesso riesce a distinguerlo dalla "massa comune".

Gae






RdT: Ciao Enrico, le prime domande sono di rito, raccontaci di te. Chi sei, cosa fai e perché lo fai?

Enrico: Sono un ragazzo del '70 cresciuto nella rara campagna ligure, attualmente produco carta, ovvero sono un pseudo impiegato statale. Un ragazzo come tanti, con sogni, ambizioni ed impegni; penso, ora più che mai, che non sia importante quello che uno faccia ma in che modo lo fa e con quanta forza ci crede. Nel tempo libero ho la fortuna di seguire la mia famiglia e poter coltivare le mie passioni: l'amore per la motocicletta e l'arte di fare vino, vi va un bicchiere...

RdT: Cosa mi racconti del tuo approccio al mondo custom, in particolare alle Harley Davidson?

Enrico: Tutto nasce nel 1987 quando visti i grossi demeriti scolastici i miei genitori mi invitarono a passare l'estate da dei parenti in California. Risiedevo a Petaluma, 45 Miglia Nord di San Francisco e tutte le mattine alle 5 prelevavamo grosse quantità di rose dall'azienda di famiglia, imboccavamo la Freeway 101, oltrepassavamo il Golden Gate e andavamo a vendere al mercato della città. In un mese perfezionai l'inglese ed imparai il genovese ma soprattutto mi innamorai di un mito.

RdT: Non capita a molti di potersi innamorare di questo “mito americano” proprio dove nasce. Complimenti. Ma è più passione per te la moto o scrivere su di lei?

Enrico: Il mio sentimento passionale per la motocicletta è più grande di tutto il resto, ma comunque la considero un mezzo; questo talvolta ti porta a provare emozioni sensazionali che ti appassionano enormemente, è lì che scrivo ed amplifico la sua voce.

RdT: E quindi cosa ti spinge a raccontare le tue emozioni? C'è un qualcosa che ti dice “quando è il momento di scrivere” o “questa me la scrivo”?

Enrico: Ogni esperienza in moto, vissuta da solo oppure in compagnia offre indubbiamente spunti per scrivere, talvolta sono intimi e segreti, altre volte emozionanti e collettivi. I suggerimenti capitano quando meno te lo aspetti, ed a volte è facile produrgli le condizioni. Spesso per cogliere l'attimo, mi capita di prendere appunti ovunque, ma prediligo tovaglioli di carta, banconote, libretti di uso e manutenzione piuttosto che serbatoi impolverati. Non è comunque faticoso memorizzarli, è tuttavia difficile, dopo, avere il coraggio di scriverli.

RdT: Parliamo un po' della tua terra. Ti sei innamorato delle Harley in California e hai a pochissimi chilometri località marittime che nella stagione estiva praticamente la emulano e sono meta di molti turisti e motociclisti. Palme, strade e spiagge. Trovi qualche affinità?

Enrico: Potrei trovare delle attinenze sostanziali ma preferisco contemplare le differenze, qui gli spazi sono estremamente ridotti, quasi preziosi, in America tutto è smisurato, abbondante. L'estate, comunque avvicina la Liguria al Nuovo Continente, il Parco Delle Cinque Terre per questi nostri fratelli è ambizione costante. Con pochi chilometri di straordinarie strade puoi trovarti immerso in una realtà turistica tanto americana e cosmopolita. Che tanti abbiano trovato l'America qui da noi, forse, prima però vorremo offrire loro corsi di guida per tornanti ed esili carreggiate. Amo l'estate ma osservando tutto questo movimento feriale attendo sempre con ansia l'autunno e l'inverno, quando fuori fa freddo e quando in giro, c'è poca gente!!!

RdT: Le cinque terre, Portofino, Santa Margherita Ligure, Sestri Levante, Recco, Chiavari tanto per citare qualche nome. Tutte mete ambite, spesso si incontrano VIPS, si vedono yacht di dimensioni spropositate ormeggiati qua e la. Riesci comunque a ritagliare la tua intimità con la moto?

Enrico: Per carattere, come avrete capito, adoro il mare in quelle che hai definito "Stagioni Fredde", mi piace il carattere turbolento che dimostra e mi piace come la natura cambia seguendolo. Nelle altre stagioni, che dire, ho il fattore campo è dalla mia parte, conosco bene il territorio e so quali sono i posti dove sei nel posto giusto nel momento giusto ! Portofino è un simbolo e le persone importanti sono sulla strada come lo siamo noi, anche loro, spesso in motocicletta, tutti alla ricerca di un ritaglio di mondo dove stare bene.

RdT: Liguria, una piccola regione di quattro province, 3 grandi concessionarie, 3 chapter e un buon numero di gruppi. Come sono la situazione, le tue impressioni, le tue esperienze motociclisticamente parlando? C'è spazio per tutti?

Enrico: Commercialmente parlando sono convinto che ci sia spazio per tutti, logicamente ognuno cerca di conservare la sua clientela e di procacciarsene di nuova. Mi piace girare in moto e non faccio distinzione da che parte arriva l'invito, poi ci sono precedenti amichevoli vado più volentieri. Oltremodo i tre Chapter liguri dal 2004 sono gemellati ed ogni hanno fanno trionfare il mito Harley Davidson con l'organizzazione di un grande evento.

RdT: Ecco appunto. Parliamo di chapter, in questo caso del tuo Portofino Coast. Sei entrato, hai lavorato molto, hai anche ricevuto gratificazioni oltre le cariche che ricopri e penso (correggimi pure se sbaglio) che ti abbia dato un trampolino di lancio anche nei progetti con Freeway e Hog Tales di cui ovviamente ti chiederò poi. Oltre ciò che spero che tu mi possa raccontare, cosa è per te il Portofino Coast Chapter?

Enrico: Comincio dall'ultima tua richiesta: Il Portofino Coast Chapter per me è la storia di una grande amicizia, quella maturata con molte persone che da semplici conoscenti si sono rivelate poi veri amici. Le stesse che nel momento in cui avevi il motore a terra ti hanno suggerito un buon carburante per poterti rimettere in corsa! Tanti, dei molti, con i quali basta uno sguardo attraverso le lenti per intendere e farti capire. Ho cominciato a seguire il Chapter per caso, si improvvisavano giornate in moto semplici e genuine, tra l'altro questo è ancora così; poi da cosa nasce cosa… Da qualche anno ho il piacere di poter mettere per iscritto tutte le emozioni di un gruppo, magari non svolgendo puntigliosi racconti ma semplici e trasparenti suggestioni provate. Questo mio modo di esporre e questo mio compito di "Editor" mi hanno indubbiamente dato la possibilità di conoscere professionisti del settore motociclistico; tra i tanti gli amici della redazione di Freeway Magazine.

RdT: Chapter ed Editor penso ti tengano molto impegnato nel tempo libero. Come riesci a conciliare lavoro, famiglia e questa tua passione?

Enrico: Cerco di razionalizzare al massimo le mie ore d'aria, moltiplico le passioni, le divido per i miei desideri, sottraggo le sere dispari ed elevo al cubo. Sono fortunato, ho la possibilità di avere tempo libero da dedicare alle mie passioni e le persone vicine che capiscono i miei tormenti.

RdT: Meglio andare a visitare una città, magari in un tour fatto di avventura ed autostrada o partire alla cieca per cercare la trattoria con la strada più insidiosa?

Enrico: Indubbiamente, per come la penso io, le emozioni sono più intense quando si va un po' all'avventura; e poi volete mettere il fascino della scoperta… Il mio istinto, mi porta a deviare da strade con pedaggio, preferisco "stataleggiare" se ho tempo, perdermi nei paesi e vivere il viaggio in modo più libero. Entrare anche in città, ma seguendo il "fiuto" piuttosto che un puntiglioso navigatore!

RdT: Parlando di moto, per le tue avventure ti senti meglio su una comoda Electra Ultra Glide, una bastardissima Softail Springer con un ape esagerato oppure un vecchio pan rigido come un' asse da stiro?

Enrico: Non mi piace avere troppe comodità intorno, rischierei di abituarmi e di non riuscire più a tornare indietro. Preferisco mezzi snelli ed essenziali, preparati con pezzi artigianali, quindi unici, motociclette che ti conducono fuori dagli schemi e che soffrono come te quando vedono un posto di blocco! Credo che non siamo noi a scegliere la moto, ma lei a far di tutto per farsi preferire.

RdT: Cosa è un biker oggi, in una situazione dove ci sono molteplici modi di pensare e vivere la moto, spesso con grosse contrapposizioni tra loro?

Enrico: Biker è una condizione che si raggiunge dopo svariato tempo passato in motocicletta; quando non ti interesseranno più le "Patch", quando qualunque camicia che metterai andrà bene, quando ogni posto che visiterai ti piacerà, quando in ogni persona vedrai una vita e quando ogni emozione ti arricchirà. Allorché ogni decisione ti soddisferà ed in sella alla tua moto sarai in Paradiso. Sarai Biker in ogni situazione, sul lavoro e nel tempo libero, dall'abbraccio ai tuoi figli alla passeggiata col cane. Non è facile diventare Biker, ma questo modo di essere ti potrebbe accompagnare per tutta la vita; tornare indietro abbandonando tale senso di libertà sarà quasi impossibile.

RdT: Cosa consigli ad un ragazzo, magari un neopatentato ventunenne che nutre la nostra stessa passione e con sacrificio si compra la “prima sportster”?

Enrico: Consiglio di andare piano. Suggerisco di cambiare gli scarichi e di montare una sella scomoda; poi di fare un centinaio di chilometri con la compagna, così da testare il vero amore. Se lei continuerà a stare con te anche su quella "Strana Motocicletta", l'affetto nei tuoi confronti sarà attendibile.

RdT: Il viaggio della vita? Quello che fa la differenza su tutti?

Enrico: Certamente fare "tutta una tirata" da Chicago a Santa Monica, insieme a mia moglie ed agli amici più cari. Con nel doppio fondo della batteria un chilogrammo di "Pesto", arrotolate nel serbatoio le rate pagate del mutuo per la casa e la mia macchina fotografica. Quindi se un giorno vedrete foto di questo viaggio, saprete che ho realizzato un sogno!

RdT: Molto stile Easy Rider oserei dire. A proposito di film, quali sono (se ce ne sono) i film che meglio rappresentano secondo te la filosofia biker ad eccezione proprio di quello da me citato?

Enrico: Sono molti gli spunti cinematografici dove una filosofia simile alla nostra è esaltata; film che magari celebrano il pensiero di libertà e di motocicletta proprio come noi lo intendiamo; potremmo fare una puntata solo su questo. Tra i tanti, mi piace ricordare per alcuni tratti: "I Diari della Motocicletta" di Walter Salles. L'idea magica di andare alla scoperta del mondo, scomodamente seduti su di un mezzo che non ha filtri e che spesso ti rende parte del posto in cui vai.

RdT: Veniamo ad argomenti un po' “scottanti”, sempre se ti va naturalmente. Si è parlato molto ultimamente, in special modo sulla rete, del recentissimo European HOG Rally che ha lasciato molte persone deluse, nonostante sia stata preparata una manifestazione con il massimo impegno e la partecipazione di molti volontari di vari chapters. Molti hanno lamentato il costo dell' ingresso in proporzione ai servizi goduti, Insomma la lingua batte dove il dente duole e quest’argomentazione ritorna sempre più spesso all’indomani di un’evento della factory.
Già Barcellona quest'anno ha lasciato non pochi italiani delusi. Cosa sta succedendo secondo te?
L'Hogger più esigente oppure un calo di impegno ed un aumento di prezzi che scoraggia la gente?

Enrico: Indubbiamente le manifestazioni citate, possono risultare dispendiose ed in un certo senso meno alettanti di altre, create diversamente con meno ambizioni di numeri e di volumi. Senza dubbio, i vari raduni ufficiali dell'Harley Howners Group comportano un movimento di mezzi e strutture che fanno crescere notevolmente il costo dell'ingresso. Probabilmente direttive impongono di tentare ogni volta l'evento perfetto e di spingere sempre di più sul gas, a volte perdendo un po' di vista la nuova condizione economica delle persone, non più ricche come prima. Comunque non vi è nessun obbligo e nessun impegno di presenza, liberamente si può fare a meno di partecipare; le alternative sono molte ed anche di qualità.

RdT: Hai appena citato "l'evento perfetto". In un articolo apparso su una rivista del settore ho notato una cosa che in un certo senso condivido, e che comunque ho riscontrato anche in altri ambiti. In sintesi gli Hogger vogliono e pretendono l'evento perfetto. Non riescono ad accontentarsi delle piccole imperfezioni, di qualche intoppo ma pretendono sempre di più.
Che ne pensi?

Enrico: Può essere, c'è una moltitudine di persone associate alla Hog, diverse per età, costumi ed esigenze. Ci sono individui più perfezionisti, o magari altri più accondiscendenti e compiacenti, comunque sia, è sempre difficile accontentare tutti. Non dimentichiamo che nel mondo Harley Davidson ci sono tutti ed i più diversi strati sociali, oltre che interiori e distinti pensieri politici. Innegabilmente ognuno ha un proprio "Mondo Biker che Vorrebbe", il mio è quello di andare in giro in moto e di provare emozioni, non chiedendo ai perfezionisti di stravolgere il mondo ma solamente di sceglierne uno migliore, un altro, se desiderano.

RdT: Il Five Lands, l'evento “clou” del Portofino Coast Chapter al quale ho partecipato per 4 anni consecutivi, per di più come socio, ogni edizione migliora qualitativamente, abbattendo nel possibile i problemi proponendo sempre nuove attrazioni.
Secondo te è la filosofia di accontentare tutti cercando di raggiungere la perfezione come dicevo o il cercare di differenziarsi per non rendere l'evento sempre “la solita solfa”, caratteristica di molti?

Enrico: Ho vissuto intensamente tutti i Five Lands e da svariate edizioni offro le mie naturali capacità per il fine ultimo della buona riuscita. Il lavoro comincia il giorno che si conclude l'edizione precedente, devo dire che ci mettiamo impegno, sia nella preparazione che nello svolgimento. La nostra formula offre la possibilità a chiunque di partecipare e soprattutto di farsi un bel giro in moto. Abbiamo la fortuna che siamo un gruppo molto affiatato, che desideriamo tutti le stesse cose ed abbiamo tutti lo stesso "Delirio". Viviamo orgogliosi la nostra terra e proponiamo le virtù che può offrire; presentiamo un momento che incastri a perfezione lo stile biker, quindi musica e divertimento alla naturalezza del mare e del suo sapore. Non ambiamo certamente ad essere i migliori e traiamo energia anche da quelle che sono comunque inevitabili "Imperfezioni". Il nostro vuole essere un raduno essenziale come la moto che possediamo e semplice come la passione che coltiviamo. E' proprio lì che ci siamo conosciuti, ricordi, ed è proprio per la raccontata semplicità che siamo rimasti amici; abbiamo passato ore a parlare di vita e non di moto perché la moto sapevamo fosse la nostra vita. Ogni anno ripetiamo quel rito, brindiamo con quella birra, e non è la "Solita Solfa" ma il desiderio e l'attesa di un anno intero.

RdT: Sempre parlando di raduni, in questi anni praticamente ne troviamo a decine ogni week end. Organizzati sia da microscopici gruppi sia da grandi realtà del panorama biker.
Basta vedere vari calendari in riviste o online uno ha l'imbarazzo della scelta. Spesso se ne trovano anche di coincidenti nel giro di pochissimi km o addirittura nella stessa città.
Non pensi che l'organizzare motoraduni sia diventata più una moda che una passione?

Enrico: Certe volte ti trovi veramente spiazzato. Il calendario in certi mesi è saturo, ma non è necessario affannarsi ed angustiarsi per riuscire a farli tutti; non c'è punteggio ne gara in tutto questo. Siamo liberi di scegliere se, e dove andare, fare un giro a salutare gli amici oppure fermarsi ad oltranza. Il movimento motociclistico del "Custom" sta vivendo un buon momento, il moltiplicarsi degli eventi ne è conferma; tuttavia credo ci sia spazio per tutti. Sarà la formula proposta a stimolare ed a caratterizzare le nostre scelte, il loro successo, quindi il futuro.

RdT: Solitamente, per come la vedo, in un raduno c'è il viaggio, la strada, il mangiare\bere, la musica, le persone. Quale di questi aspetti apprezzi di più? E perché?

Enrico: Quello che sostengo in assoluto è la semplicità, sono convito che bastano pochi ingredienti per fare grande una "ricetta"; inoltre per carattere amo le giornate in moto in cui non si è in parecchi. In pochi si riesce a stare insieme diversamente, quindi legare più intensamente i rapporti o crearne di nuovi in modo concreto. Il viaggio, si decide rapidamente, l'andatura è sicura e stabile e condividere l'interezza del tempo a disposizione con i compagni è veramente piacevole. Mescolo essenzialmente il viaggio con le persone, quindi una giusta colonna sonora e qualche vizio del palato, aggiungo un buon bicchiere di sincero vino e cucino lentamente. Tutto questo può essere anche parte di un viaggio, un modo per arrivare, giungere in un posto dove incontrerai altri e ti perderai tra la folla.

RdT: Penso che abbiamo capito a fondo chi sei e il tuo modo di vedere le cose.
Raccontaci ora le tue collaborazioni con importante riviste di settore. Freeway ti ha dedicato per un anno una rubrica personale chiamata “Walking the Hog”, su Hog Tales abbiamo letto tuoi reportage e se non erro visto anche foto scattate da te.
Come sei riuscito ad instaurare un rapporto? Come è nato tutto ciò? Magari un po' nel concreto.

Enrico: La mia storia editoriale è indubbiamente nata il giorno che ho assunto l'impegno di essere l'Editor del mio Portofino Coast Chapter, una promessa a cui tengo in modo particolare. Da quel momento ho avuto la possibilità non solo di vivere emozioni ma di raccontarle agli altri, cercando di trasmettere piccole cose e piccole sensazioni che fanno grande, questo mondo. Questa attività mi ha portato nel giro di pochi anni a collezionare innumerevoli articoli fatti su svariate riviste e quotidiani, mi ha portato a scrivere, ma comunque non a diventare scrittore… Con Freeway Magazine ho sempre avuto un rapporto diverso che con altre testate, probabilmente dovuto ai rapporti che nel tempo ho istaurato con la redazione. Questo rapporto, come dicevo, mi ha condotto ad una rubrica mensile "Walking The Hog", ovvero "Portare a spasso il Maiale" che è il riassunto di tantissime esperienze e deliri motociclistici. E' un sodalizio che dura da oltre un anno e che per non portare a dipendenza attualmente viene pubblicato a sorpresa, sia mia che vostra. Scrivere per Hog Tales è oltremodo storicizzare ancora di più il proprio rapporto con questo mondo. Una considerazione importante, i "pezzi" li scrivo io d'accordo, ma l'ispirazione viene dalla gente che incontro e che fa parte del mio mondo.

RdT: Per concludere, sei un biker ed hai una splendida moglie anch'essa biker, nel senso che sa anche portarti in giro, e condurti sulla via di casa dopo giri "Rovinosi".
Di la verità, è per questo che ha preso la patente?

Enrico: No, ha preso la patente per farmi provare come si sta sul sellino posteriore di un'Harley Davidson… Ummm, benissimo, non ci credevo ! Come non credevo di poter mai rilasciare anch'io un'intervista, ne sono stato felice e per questo vi ringrazio, come vorrei ringraziare indistintamente quelli che sostengono e gradiscono i miei editoriali. A proxima…

Intervista a cura di: Gaetano (Gae) Albertini - Foto: Enrico Perego

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