Milano, 28 Febbraio 2006

Roberto Depiano, Mario Giugovaz, Roberto Parodi ossia i Threepercenters, tritamiglia eccezionali non amano le mezze misure, "andiamo a farci un giro" equivale per loro ad attraversare quattro confini di stati. Non usano navigatori satellitari o diavolerie varie, il deserto lo attraversano con anacronistiche Harley, sfidando ogni regola di buon senso ed a volte anche le leggi di gravità.

Dove gli altri si fermano loro proseguono, con i loro caschetti bandit, anche nella bufera di neve più impetuosa.

Noi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con uno di loro, Roberto Parodi, colui che nessun dealer H-D vorrebbe avere come cliente, vederlo attraversare Milano alla mattina di buonora gessato grigio a cavallo di una non più giovane Road King, farebbe di certo accapponare la pelle anche al biker più incallito.

Ma se è proprio vero che l'abito non fa il monaco, Roberto potrebbe essere definito un cardinale.

Gustiamoci questa birra in sua compagnia, questo giro lo offriamo noi....Se volete andare a trovarli visitate www.threepercenters.it , occhio però il serbatoio pieno ed il passaporto valido.

 

Corrado



La nostra intervista:

 

RdT: Domanda di rito chi è e cosa fa Roberto Parodi?
Roberto: Essenzialmente faccio figli (tre), suono pianoforte e chitarra e vado in moto.
Nel tempo libero lavoro in una banca d'affari a Milano.

RdT: Partiamo dall'inizio come hai iniziato la tua carriera in moto? e qual è stata la tua prima moto?
Roberto: La mia prima moto è stata a 14anni, un Motograziella 50cc, per risparmiare e poi farmi comprare, (a 16) una delle prime Harley Davidson poco prima che la Cagiva ne rilevasse il modello. Ma qui si parla degli anni settanta. Ritornando a noi, dopo diversi anni passati a cavallo di una formidabile Guzzi V7 Special del 71, ho iniziato ad appassionarmi alle moto veramente pesanti e l'evoluzione è stata la mia prima "vera" Harley: una Electra Glide Sport del '91.

RdT: La tua passione per l'Harley è sbocciata anche per te perchè hai conosciuto Carlo Talamo, o sei un autodidatta?
Roberto: Sono un autodidatta. Ho conosciuto Carlo Talamo e ho fatto alcuni HOG Inverno con lui negli anni novanta ma non sono mai diventato suo amico. Piuttosto, trovavo molto più simpatica la sua fidanzata Federica, che purtroppo ora ha dovuto lasciare il bellissimo negozio di abbigliamento Harley, che dirigeva in via Niccolini.

RdT: Per diverso tempo hai fatto parte di un noto chapter milanese, cosa spinge un motociclista acquistata la sua prima Harley ad entrare in un chapter?
Roberto: Il desiderio di trovare una identità motociclistica legata all'Harley e misurarsi con gli altri. Il piacere di trovare e frequentare persone che condividono la stessa passione. Per alcuni, forse, anche la comodità di avere le domeniche organizzate. Il Chapter è il naturale inizio della vita "on the road" di ogni motociclista Harley e raccomando questa fase a tutti quelli che acquistano un bicilindrico. Giusto per qualche anno...

RdT: Stessa domanda al contrario, cosa lo spinge dopo qualche tempo ad abbandonare, la grande famiglia del chapter?
Roberto: Personalmente, l'insofferenza verso regole che ne io ne gli altri Threepercenters condividevamo unito a un vago senso di ridicolo davanti a discorsi che incensavano questa grande famiglia del Chapter. Di fatto noi tre ci stufiamo in breve di tutto ciò che è fuffa e cerchiamo sempre nuove esperienze sia sociali che di viaggio. Con il Chapter non ne potevamo più. Un ultimo doveroso dettaglio: io sono stato "espulso" dal Chapter (unico caso al mondo, credo) a causa di un mio articolo su Freeway in cui esprimevo le mie perplessità sulla macchina-marketing della HOG. I miei amici mi hanno seguito.

RdT: Harley=business o passione travestita?
Roberto: Come sopra: il mainframe-HOG è certamente un business che se non generasse utili e vendite, non esisterebbe. Il caso più eclatante sono i chapter di Modena e altri in piemonte, fatti chiudere perché era venuto a mancare il concessionario di riferimento. Altro invece è la passione, vera e presente, che si trova in tantissimi membri di Chapter.

Rdt: Qualche mese fa in occasione dell'ultimo hog inverno abbiamo visto qualche polemica e perplessità sull'eccessiva teatralità di questa manifestazione, hai avuto anche qualche pepato scambio di opinioni anche con Rivoltella, cosa ne pensi?
Roberto: Lo scambio di commenti con Rivoltella non l'ho avuto io, ma il mio amico Andrea Chiaravalli che ha pubblicato un suo commento su Freeway. Rivoltella ha dato una risposta istituzionale ad Andrea nella quale (non so perché) ha fatto un riferimento polemico "a quelli che vanno nel deserto". L'accenno ai Threepercenters era ovvio e abbiamo risposto sul nostro sito e su un famoso forum. Pensiamo che i raduni HOG siano effettivamente un po' troppo patinati, ma la passione di molti Hoggers, a cui facevo riferimento prima, resta inalterata.

RdT: Noi solitamente la domenica mattina tiriamo fuori "il ferro" tirato a lucido ed il massimo della nostra avventura è arrivare al bar del centro, tu con i Threepercenters ci vai in mezzo al deserto o sulla neve dell'Elefanten, che senso ha andarci in Harley, non sarebbe meglio un BMW o un enduro?
Roberto: Forse perchè sarebbe troppo facile? Scherzi a parte, in realtà io e i miei amici siamo letteralmente innamorati delle nostre Harley e la fiducia che abbiamo nelle loro prestazioni ci porta a portarle al limite. Finora non ci hanno mai tradito.

RdT: Cos'è per te il viaggio?
Roberto: Due cose: staccare dalla vita di tutti i giorni vivendo una dimensione diversa con i miei due più cari amici con cui ci capiamo con un battito di ciglia a 120 all'ora. Eppoi un selvaggio senso di sfida verso piccole-grandi imprese che pochi hanno deciso di tentare.

Rdt: In quale momento e quando hai maledetto il momento in cui sei partito, cosa ti era successo e dove ti trovavi?
Roberto: Nel 2004 in Bulgaria, sul mar Nero. Di ritorno da un lungo viaggio nei Balcani e in Asia. Invece di essere noi tre soli, avevamo un quarto uomo che la pensava in modo diverso da noi su molte cose. La tensione era molto alta e abbiamo rischiato di fare andare a pezzi viaggio e nervi più volte. Per fortuna non abbiamo perso la lezione e non è più capitato.

RdT: Quali sono i tuoi progetti futuri avete in mente qualche altra avventura?
Roberto: Non ci lasceremo sfuggire il succoso ponte del 25 aprile e primo maggio. Sarà ancora Africa.

RdT: Nessuno vi ha mai chiesto di aggregarsi nei vostri viaggi? Lo accettereste ?
Roberto: Come dicevo prima, ci è capitato ma le esperienze non sono state sempre negative. L'anno scorso per esempio abbiamo percorso tutta l'Albania e la Bosnia con Pietro Spera, un BMWista di grandissima esperienza e di
eccellenti qualità tecniche e umane. Un amico e un motociclista con cui saremmo pronti a condividere nuovi chilometri ed imprevisti. Anche all'Elefantentreffen siamo spesso più di tre. L'importante è sapere sempre chi ti guida a fianco.

RdT: Famiglia e passione per i grandi raid come riesci a conciliare le due cose, hai sposato una santa o esci in punta di piedi in piena notte?
Roberto: Di solito finanzio mia moglie con vacanze alternative mentre io sono via. Il mio viaggio mi viene a costare il triplo, ma ne vale sempre la pena.

Rdt: Qual è il raduno per eccellenza a cui non mancheresti?
Roberto: Dopo circa due ore ci stufiamo di qualsiasi raduno, ma il più bello è a St. Tropez, anche se non è ricorrente. Tra i periodici mi piace Faaker See.

RdT: Quello che invece "manco morto che ci vado?"
Roberto: I radunetti "birra-concertino-striptease" a 100 km da casa. Dove tutti si guardano in cagnesco e fanno attenzione al "rispetto", alle precedenze e all'ossequio.

RdT: Croce e delizia,voi indossate dei back color sui vostri gilet so che in passato questo non era ben visto dal MC Italia, ancora tuttora, cosa avete da dire a vostra discolpa e quale significato date a questa vostra scelta?
Roberto: Non è tuttora ben visto e ne siamo consapevoli. Qualche tempo fa abbiamo presentato i nostri colori al presidente di un importantissimo gruppo MC di Milano, durante un pranzo a base di sushi, introdotti da un amico comune. Benchè siano tuttaltro che approvati, per lo meno ci siamo presentati. In realtà non ci sentiamo colpevoli di un bel niente: con il nostro sito, i nostri articoli, la nostra filosofia e i nostri viaggi, pensiamo di dare un'immagine pura e libera dell'essere biker. Esistiamo dal 2002 e pensiamo di poterci considerare dei motociclisti a tutti gli effetti e di aver diritto di dirlo a tutti indossando colori che identificano l'essere biker. Per giunta le argomentazioni che ci oppongono sono pretestuose: in fondo siamo solo in tre, non siamo un MC e i nostri colori non ne hanno le caratteristiche, non abbiamo intenzione di crescere (non sai quanti candidati dobbiamo deludere...) ed esistiamo in quanto tali. Ma in fondo sappiamo che tutto ciò fa parte del gioco, no?

Rdt: A gli occhi di qualcuno puoi sembrare un fighetto motorizzato, per alcuni altri un biker con gli attributi da prendere come esempio, in realtà ci sei o ci fai?
Roberto: Io sono un fighetto fuori ma un bastardo dentro. Altri sono il contrario.

Rdt: Dicono che da quando tu ed il Bobo siete entrati a far parte della scuderia di Freeway, Luca Mattioli ha iniziato a prendere le pillole per la pressione e degli ansiolitci, al suo medico ha anche confidato che vorrebbe andare a dirigere DONNA MODERNA, e vero questo?
Roberto: Luca Mattioli è una persona intelligente e un direttore che ha il coraggio di pubblicare voci che non sempre sono allineate con il coro (e con qualche importante inserzionista). Questo è meritevole e dà l'idea dell'indipendenza e della correttezza di un periodico come Freeway. Quando esagero, comunque, un strigliata non me la leva nessuno.

RdT: Ultima domanda...cromata o bastarda,come deve essere la moto del Parodi e quando ne comprerai una nuova che modello sarà?
Roberto: Is not the chrome that gets you home: se un giorno dovessi distruggere la mia Road King in qualche parte del mondo, beh, ne ricomprerei un'altra esattamente uguale. Usata, of course...

 

RdT


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