Brescia, 4 marzo 2006

Forse a molti di voi sarà capitato sicuramente dopo un lungo viaggio, magari sotto il sole cocente di luglio, trovarsi dopo diverse ore di guida su qualche sperduta strada alla ricerca di qualcosa che ci tolga l'arsura dalla gola, dovuta al caldo che ci ha sfiancato.

La fronte sotto il casco, gronda di sudore e dal motore le vampate di caldo ci tolgono il respiro.

Poi come d'improvviso una fontanella compare a lato di una piazza deserta di un paesino di poche anime, quattro case ed una chiesa, l'acqua che zampilla vi da subito quel senso di freschezza che vi fa stare bene e vi infonde conforto, quando chinandovi ve la sentite scorrere sul viso e sulle labbra.

Scusate il giro di parole, ma questa è proprio la sensazione che ho provato incontrando Paolo Zen, dalla chiacchierata che ne è uscita mi sembrava di conoscerlo da una vita, persona sincera, mi ha raccontato un punto di vista della sua filosofia di vita motociclistica, parole semplici le sue ma dirette e profonde.

Paolo mi ha dato l'impressione di essere una di quelle persone che pur non dovendo mai alzare di un tono la voce, riesce a farsi "sentire" anche nel più affollato locale della zona.

Qualità questa molto rara in un mondo dove se non urli e sgomiti, nessuno ti prende in considerazione.

Grazie Paolo, spero di trovare ancora quella fontanella alla quale dissetarmi.

 

Corrado


La nostra intervista: 

RdT: Ciao Paolo chi sei e cosa fai?

Paolo: Mi chiamo Paolo Moro e sono il Responsabile Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’Harley-Davidson Italian Club, assieme al segretario del Club, Mario Bulgarelli, abbiamo messo in piedi pure una collaborazione per modifiche radicali e non su HD, costruiamo anche al tornio e fresa, degli accessori, quali manubri, radiatori, tappi, pedane, cover e un sacco di altre diavolerie, tutte sotto il nome di ZEN. 

 

RdT: Come si entra nella vostra organizzazione?

Paolo: L’H-DIC è un Club monomarca presente in 11 regioni in Italia, si entra a far parte della nostra organizzazione, cominciando a frequentare prima i nostri eventi e stringendo amicizia con i nostri membri, poi dopo aver conosciuto e condiviso i nostri valori e le regole che ci siamo dettati, si accede ad un periodo di prosperato che dura almeno un anno, nel quale al proprio gilet si può applicare la prima patch che farà parte dei nostri “colori”.

 

RdT: Sento qualcuno far ancora confusione confondendovi con gli Hog, quali sono le differenze tra i due gruppi?

Paolo: Le differenze sono notevoli e molteplici, non siamo un Gruppo legato al marketing della casa madre, i nostri colori non si comperano al negozio, ma si acquisiscono per meriti, in pratica seguiamo le stesse antiche regole adottate dai Club MC, ma in maniera meno estrema.

 

RdT: La vostra organizzazione è impostata con delle regolamentazioni simili agli MC?

Paolo: In pratica si, prova ne è il fatto che da un paio di anni abbiamo l’onore di poter portare i nostri colori anche sulla schiena, dimostrazione del rispetto e stima che ci siamo guadagnati dal mondo bikers.

 

RdT: L'anno appena passato vi ha visto protagonisti con il super rally Italiano, svoltosi a Paliano, ho avuto modo di parteciparvi ed è stata una esperienza unica, nonostante questo alcuni hanno lamentato delle pecche nella manifestazione, secondo il tuo punto di vista come giudichi la riuscita di questo evento e come rispondi alle critiche ricevute?

Paolo: Ogni grosso evento è sempre passibile di critiche da parte di qualcuno, di certo è impossibile accontentare tutti, riconosco che si sarebbe potuto far meglio certe cose, ma erano 12 anni che il SR non veniva organizzato in Italia, la nostra scelta è stata quella del ritorno alle origini dell’evento, togliendo le attrazioni da Luna Park e enfatizzando invece lo stare della gente con la gente, è come succede ad un cena fra vecchi amici, se si spegne la Tv, si riscopre il piacere della compagnia degli altri.

Abbiamo attrezzato un campo da 120 ettari, dove prima non c’era assolutamente nulla, con acqua e luce, servizi, un museo, 2 officine, tendoni x il catering, birrerie, pronto soccorso, tutto aperto H24, un eccellente security (non è stata rubata nemmeno una moto!!!). Tutto questo in mezzo al bosco, in un parco naturale, una cornice stupenda! Abbiamo fatto tesoro delle critiche, non aspetteremo altri 12 anni per farci perdonare da chi ha avuto qualche difficoltà!

 

RdT: Nel 2006 la prossima edizione si svolgerà a Vinstra, Norvegia. Due parole per invogliarci a partire?

Paolo: Beh, il Super Rally per noi H-DIC e per tutti gli altri circa 60 Club della Federazione Europea Club HD è un evento impedibile, un pellegrinaggio quasi religioso, un occasione per rivedere vecchi amici e incontrarne dei nuovi, credo sia uno dei pochi eventi rimasti sulla scena internazionale dove si può ancora respirare lo spirito bikers, legato alla fratellanza, il rispetto e la sana voglia di far chilometri in sella, una buona occasione per vedere posti nuovi e far tesoro della diversità di usi e costumi dei luoghi in cui ogni anno il SR si svolge.

 

RdT: L' H.-DIC  cosa ha in programma invece per il panorama Italiano?

Paolo: A livello nazionale abbiamo Raduni e Party organizzati da tutte le realtà regionali che compongono il nostro Club, c’è ne per tutti i gusti e probabilmente anche vicino a casa vostra, la lista completa la trovate sul nostro sito,www.h-dic.com.

In aggiunta agli eventi regionali, ogni anno organizziamo pure un International Rally, raduno in cui ci troverete tutti, o quasi a far festa assieme a voi, quest’anno siamo in Campania, a Agevola (NA) il 21-22-23 Aprile. 

 

RdT: Perché quando uno si compra un'Harley viene colpito dal sacro fuoco dello spirito biker e il suo modo di vivere la moto muta in funzione di ideali e convinzioni, che prima nessuno pensava di possedere? Cosa assolutamente sconosciuta ad altre categorie di motociclisti (Ducatisti, Biemvuisti e via dicendo).

Paolo: Possedere una Custom è qualcosa di più che avere una moto, piano piano si percepisce lo spirito che ha animato chi prima di noi ha dato tanto fascino a questo stile di moto e di vita, anche i più restii, rimangono benevolmente coinvolti dall’onda delle trasformazioni e personalizzazioni, che rendono un po’ la moto somigliante al proprietario, è un esercizio di mutazione, trasformare il mezzo meccanico in un qualcosa che sentiamo più nostro, più vicino a noi, come fosse vivo.

 

RdT: Come vivi la moto?

Paolo: La vivo ogni giorno, sempre, non solo i fine settimana, quando non posso guidarla, penso alle trasformazioni che gli farò e quando ho finito i lavori non vedo l’ora di provarla, è una parte importante della mia vita, mi fa far pace col mondo, mi rilassa, mi regala momenti di felicità. Certo si può rinunciare a tutto, la moto è un vezzo, un optional, l’ho comperata con sacrificio, ringrazio il cielo per avere la fortuna di godermela. 

 

RdT: Ho notato che sul tuo Dyna ci sono delle soluzioni particolari, chi le ha realizzate?

Paolo: Questa l’ho inventata io e realizzata con l’aiuto del mio socio Mario, come la sua l’ha pensata lui e costruita assieme. Le altre che facciamo invece, cercando di seguire il volere dei proprietari, non sempre ci si riesce, ci facciamo prendere volentieri la mano…

 

RdT: Cosa altro riesci a costruire e a che livello fai queste realizzazioni?

Paolo: Come ho detto prima ,facciamo manubri z-bar, pedane, cover trasparenti, filtri dell'aria, pezzi al tornio e alla fresa e poi verniciature, elaborazioni al motore e progetti completi di moto.

La nostra è una realtà amatoriale, lo facciamo seriamente, ma non “per lavoro”, per adesso siamo contenti così, in futuro non escludiamo di fare le cose più “in grande”…

 

RdT: Qual è la cosa o l'atteggiamento che ti lascia più perplesso relativo al mondo bikers oggi?

Paolo: Le mode, quelle non mi sono mai piaciute, rimango stupito dalla facilità con cui la gente sposa una filosofia di vita in poco tempo, comperando i kit del perfetto bikers, nei negozi o su internet, si tatua immagini non loro, volendo bruciare le tappe, dando un prezzo a qualsiasi cosa.

Il mondo d’oggi è fatto così, trangugia tutto velocemente, per far spazio ad altre cose. Le mode vanno e vengono, ognuno è libero di fare ciò che vuole nel rispetto del prossimo, ciò che sono lo devo al lungo percorso che mi ha portato qui, mi piace così, me la godo, spero per tutti che ognuno trovi il proprio percorso alla serenità, non necessariamente in sella ad una moto.

 

RdT: Se mai dovessi trovarti di fronte al fatto di non poter più usare la moto, cosa rimpiangeresti più di ogni altra cosa di questo ambiente?

Paolo: Un certo modo di stare assieme, un certo universo parallelo, dove semplici parole hanno ancora il loro peso, i tanti cari amici che ho avuto modo di conoscere e che altrimenti non avrei incrociato, spero rimangano accanto a me anche se un giorno non potessi più usare una moto.

 

RdT: Ultima domanda il ricordo più bello relativo ad un viaggio o una situazione vissuta in moto?

Paolo: In 25 anni di moto di bei ricordi ne ho tanti, mi accorgo che con il passare del tempo anche situazioni spiacevoli di un tempo, assumono altri significati, succede un po’ per tutto così credo…

I ricordi più belli sono sempre legati alla strada, ai posti, agli odori, colori che si sono fissati in me e che nessuno potrà cancellare.

Che strana cosa la moto, a differenza dell’automobile, dove si apprezza solo l’arrivare, con la moto è già bello partire, a volte per un lungo viaggio, altre per la gita fuori porta, sempre però ci accompagna un certo spirito di avventura che ha il sapore della libertà e che ci fa sentire diversi, membri di una strana tribù!!! 

 

Buona strada a tutti…

RdT


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