Personaggio scomodo ed ingombrante quello di oggi, se fossimo nel periodo della Santa Inquisizione sarebbe già stato messo al rogo da un pezzo, benpensanti della buona borghesia tappatevi le orecchie e copritevi gli occhi.

Sferzante come uno scudiscio che ti colpisce in pieno volto, inebriante come solo una carezza della tua Donna sa essere.

Sa condurti con il suo pensiero sulle più alte vette del piacere o scaraventarti nella polvere più ignobile.

Le sue parole hanno il sapore di un dolce nettare o del più amaro fiele.

Non voltate il viso dall'altre parte, signori è arrivato l'eretico, è arrivato il Charro!


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La nostra intervista:

 

RdT: Si comincia, chi sei e di cosa ti occupi?

Mario: Mi chiamo Mario e sono responsabile delle risorse umane in un azienda metalmeccanica.

C'è chi vende il proprio corpo sulla statale, io vendo la mia mente dietro una scrivania, niente amore solo sesso. 

 

RdT: Il tuo approccio al mondo H-D è stato un  po' curioso e quanto mai strano come  successe?

Mario: Il mondo H-D? Odio questa definizione, io ho comprato una moto, anzi ho comprato l'assassinata chiusa dentro un sacco di altre parti di metallo e plastica che ho provveduto presto a togliere. Il mondo HD non mi appartiene, non mi riconosco in canotte e mutande marchiate con il bar & shield, non amo anelli e pendenti inneggianti a Milwaukee.

Io amo la custom kulture, amo gli anni 50, l'america di Kerouac, Pirsig, Happy Days, le Harley sono solo un pezzo di questa passione, l'uomo sandwich lascio che lo facciano gli altri.

  

RdT: Era un qualcosa che aspettavi da tempo o la cosa ha sorpreso anche te?
Mario: Ho posseduto e customizzato moto da quando avevo 14 anni, il nero sotto le mie unghie non è venuto via nemmeno con 15 anni di perbenismo , la scelta di una Harley è stata casuale e naturale al tempo stesso, ci siamo riconosciuti a pelle, subito.

In un particolare momento della mia vita Io volevo due ruote ed un motore sotto il culo, la 883 era ancora quello, oggi non la ricomprerei. 

 

RdT: L'approccio con questo tipo di realtà è stato definito da te come un cambiamento epocale della tua vita, a cosa ti riferisci in particolare?
Mario: Zero capelli, 20 kg in meno, via i completi grigi dall'armadio, nuovo lavoro, nuova vita.

Direi che di quanto ero prima non mi è rimasto molto. Tutto quello che per 15 anni avevo volutamente tenuto da parte dimenticato  o perlomeno nascosto, oggi è il mio mondo.

Come cambiamento direi che epocale è dire poco. 

 

RdT: Sei entrato a far parte di qualche Chapter e come ti è sembrata quella esperienza?
Mario: Sono stato iscritto al Verona Ch, il tempo di ricevere le patch e di restituirle. Il mondo HOG è qualcosa troppo distante da quello che cercavo, ho già detto che non basta amare la stessa birra per volerla bere insieme. 

 

RdT: Come mai ti sei sentito di cambiare rotta?
Mario: Ho risposto prima, il mio approccio al Ch era pieno di aspettative, che andavano ben oltre la gita in moto o il pranzo di nozze domenicale, cercavo enpatie che non ho trovato. Poi sono un irrequieto, un solitario, e quando mi prende la malinconia non sono facile da trattare. Una lunga fila a 80 km all'ora mi dà l'idea di essere imbottigliato nel traffico,  preferisco giri in solitaria oppure in pochi amici, le soste scandite dal peanut, e poche parole davanti ad un caffé bollente all'americana.  

 

RdT: Dopo la parentesi Firenze Forum e Web Chapter sei approdato nel forum di Strange Life, una naturale evoluzione del tuo modo di intendere la moto o incompatibilità di vedute?
Mario: Se è per questo ne ho girati altri italiani e stranieri, ma è normale si cresce, si cambia, panta rei. Ognuno di questi forum ha una sua peculiarità.  Del web chapter ricordo l'effervescenza la moltitudine di voci, del Firenze i personaggi, qualcuno di grande spessore, lo spirito goliardico ed irriverente della toscana. Al confronto Strangelife è un vecchio bar polveroso, poca gente, un barista di poche parole, niente lustrini e luci colorate, probabilmente si adatta meglio al Charro di oggi.

Sono meno comprensivo di un tempo, litigo più facilmente e quando accade preferisco essere di fronte alla persona e non lontano, protetto da uno schermo di PC, sono anche meno tollerante, non sopporto le frasi insulse e i discorsi senza senso, ma sopratutto non sopporto la maleducazione.

In giro sul web se ne incontra tanta, per strada di meno, allora meglio rullare sull'asfalto verso una CH.   

 

RdT: Tra un pacchetto di sigarillo ed una tessera dell'Hog,quale lasceresti sul tavolo?

Mario: Non ho nessuna tessera hog.

Potrei avere una Bud's con i cigarillos? 

 

RdT: Un viaggio costeggiando un litorale con la brezza fresca che sa di salmastro o una corsa nella notte sotto un cielo nero come il carbone ed il freddo che ti penetra nelle ossa, dove il Charro si sente più a suo agio?
Mario: La notte, il cielo nero e l'aria fredda,

il rombo delle trumphets nitido, 

batti i denti sotto la sciarpa che a malapena chiude il bandit,

pochi fari ti incrociano idioti nel buio,

mentre costeggi la collina,

oltre le forcelle, al di là del fanale

il cielo si va schiarendo,

alle spalle il calore di una club house

in fondo alla strada ti aspettano mani di bimba,

infili una mano nel giubbotto e tiri fuori la borraccetta di jack

un sorso brucia giù nella gola,

apri la bocca e urli al cielo un nome di donna ,

pura vida. 

 

RdT: Oggi sei molto vicino ad una realtà molto impegnativa, quella di uno dei gruppi MC con la storia più importante, cosa hai trovato in loro, che potesse abbracciare la tua filosofia di vita?
Mario: Come riconosci la tua immagine nello specchio? I loro valori le loro scelte i loro ideali sono gli stessi  per cui ogni giorno mi alzo e combatto la mia giornata. Una vita senza compromessi , una vita dove il dovere viene messo in primo piano, dove le parole si pesano, dove non conta quello che hai ma quello che sei. 

 

RdT   Pensi di essere pronto per une esperienza all'interno di un MC?

Mario: Oggi io sono un loner, perché le mie scelte i miei impegni, i miei doveri, mi hanno precluso l'ingresso in un MC, domani quien sabe? 

 

RdT: Quel'aria di misticismo che ogni tanto accompagna chi guida questo particolare tipo di moto(H-D) ed il mondo bikers, trova fondamento in particolari valori o siamo noi che ci stiamo girando sopra un film?
Mario: Ci stiamo girando sopra un film, o meglio è vero che esistono valori profondi che spesso si trovano in alcuni bikers, ma non basta certo staccare un assegno per farli propri. Il  mondo biker è solo la realtà MC, tutto il resto è solo uno scimmiottare, e francamente non ne capisco la ragione.

  

RdT: H-D ovvero business all'ennesima potenza e noi sognatori di altri tempi, siamo dei Don Chisciotte che si cibano di illusioni, prendendo lucciole per lanterne? 
Mario: HD è sempre stato un grosso business, ha cavalcato bene la voglia di travestimento che c'è in molti di noi. Non a caso nessuno si mette le mutande griffate Renault, ma moltissimi portano indumenti e altro con il logo HD. Personalmente lo trovo squallido, io posseggo solo un paio di stivali con il marchio, e me ne vergogno al punto che lo nascondo ben bene. Diciamo che i dealer con me non mangiano molto, anzi nulla.  

 

RdT: L'assassinata, un nome che è già un programma, ma per quelli della nostra età non sarebbe più comoda un' electra, con tanto di radio ed aria condizionata?
Mario: Drilled Killed, l'assassinata, così l'ha battezzata il mio amico "Franco" e questo nome gli resterà appiccicato a vita.

Ci penso spesso sai, fare un bel viaggio su uno di quei "camion dell'immondizia" che oggi stanno andando tanto di moda, comodo senza problemi con la musica a palla ed il navigatore che ti dice dove andare.

Ma poi metto le chiappe su quel sellino sottile come una leccata di figa, alzo le braccia al cielo sull'ape, spingo in avanti il joker shift e sgommo via, e capisco che non posso cambiare, la mia moto, quello che sono.

Se voglio viaggiare comodo allora prendo il voyager, per lo meno non uso il casco. 

 

RdT:  Rimpiangi a volte di aver scoperto tardi questo tipo di realtà motociclistica?

Mario: Perché tardi? La moto, le donne, il buon vino, il cibo, sono tutte cose che bisogna aver vissuto molti inverni per apprezzarle a pieno.

Non credo che se avessi cavalcato una Harley a 25 anni sarei riuscito ad apprezzarne completamente la poesia.

I ragazzini sono convinti di sapere tutto della vita, grandi trombatori, grandi piloti, grandi meccanici, 

li guardo e sorrido, quanti di loro a 50 anni saranno ancora con le chiappe a mezzo metro dall'asfalto?

 

RdT: Una volta affermasti che il tuo faro a fatica riusciva ad illuminare la strada buia che ti trovavi a percorrere, il tuo viaggio è ancora così ombroso o la luna rende un poco più luminoso il tuo cammino?
Mario: Ombroso, ancora molto ombroso, c'è qualcosa di magico in un faro che illumina debolmente la tua strada, la via diventa metafora di vita, non serve sforzarsi gli occhi per bucare la notte, concentrati sul piccolo cerchio giallo che corre davanti l'anteriore.

Il domani  mi è ignoto e deve restare così.

 

RdT: Cosa vorresti che un amico dicesse di te?

Mario: Il mio nome nel bisogno. 

 

RdT: Cosa vorresti che un nemico non dicesse di te?

Mario: Il mio nome. 

 

RdT: Vedo a volte nel nostro ambito dei simboli che poco hanno a che fare con il modo motociclistico. Croci uncinate, richiami nazisti di ideologie che più che disastri non hanno saputo combinare. Stiamo perdendo la razionalità delle cose o è perché il motociclista medio, come affermò una volta un importante rivista, ha una cultura di base molto povera? 

Mario: Poca cultura? Non credo, penso più a vergogna di mostrarla.

La maggior parte dei motociclisti si traveste, indossa maschere di cui ignora spesso l'origine e il significato, gioca a fare altro quando potrebbe essere se stesso.

L'icona del biker sporco e cattivo, che scoreggia e rutta è alimentata da molti di noi, pallidi ragionieri durante la settimana, umili travet di provincia chini a macinar documenti e a timbrar scartoffie, improvvisamente si vestono da bulli, diventando in questo più realisti del re.

 

RdT


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