LA ZINGARATA (Survivor)

Villa Minozzo (RE), 10-11 luglio 2010

Ci sono cose che a pensarci bene non sai mai se sia meglio ricordarle oppure cancellarle velocemente dalla memoria come se mai fossero esistite.
La Zingarata potrebbe benissimo essere una di quelle, partorita dalla cellula veneta del Webchapter nella “disorganizzazione” più totale, prometteva un week end randagio ai confini della realtà, niente prenotazioni e road book, bonifici da inviare e numeri di telefono da consultare per le info, né tanto meno alberghi con vasche idromassaggio e piattaforma digitale terrestre in full HD.
Se ci sei all’appuntamento prestabilito bene, se no ...azzi tuoi, ti attacchi. Una tenda, un sacco a pelo e un rotolo di carta igienica, meglio se non a dieci piani perché nelle borse da moto non ci entrerebbe mai, questo era il solo equipaggiamento consentito per essere della partita.
Il veloce viaggio di avvicinamento al punto di ritrovo da dove sarebbe avvenuta la partenza dell’avventura, Carpi per l’appunto, si svolge in solitaria, su statali deserte impiccate al sole di metà luglio. La campagna lussureggiante si srotola ai bordi della statale, le braccia scoperte iniziano ad arrostirsi al sole, il rombo del motore squarcia la quiete dei paesini attraversati tra la disapprovazione delle vecchine in bicicletta.
Rispettando la filosofia della Zingarata arrivo a Carpi con più di mezz’ora di ritardo, sono l’ultimo. Loro sono tutti lì ad aspettarmi, capisco al volo riconoscendone parecchi, che i personaggi che divideranno con me quest’avventura, sono la crema dei “peggio utenti” del Webchapter e soprattutto, ma questa non è una novità, niente donne.
Un rapido segno della croce, come faceva Maradona quando scendeva in un campo di calcio e siamo già in viaggio. All’ultimo avamposto della società civile ci fermiamo in una trattoria dimenticata da Dio, prima di inerpicarci sull’Appennino, sarà l’ultimo pasto degno di tale nome.
L’ordine sparso con cui sono posteggiate le moto davanti al locale ricorda una partita di Shangai. Dopo pranzo ci aspetta il tratto di strada più bello, siamo soli, trenta Harley e trenta Riders in mezzo al nulla con il sole sulle nostre teste che ci spacca in quattro, ma non dividerei per nessun posto del mondo in questo momento che non fosse il sellino scomodo del mio softail.
Lo scollinamento che ci porta a Villa Minozzo è spettacolare, una strada larga quanto una bicicletta e il lungo serpentone che scende lavorando di frizione e cambio, evitando un’incontro ravvicinato con un trattore che ci si para dietro una curva cieca.
Pochi chilometri ancora e improvvisamente il nostro road captain svolta in una stradina sterrata verso il fiume, 50 mt e ferma la moto, un impellente bisogno fisiologico (si pensa tutti...) “siamo arrivati” improvvisamente capiamo in che razza di guaio ci siamo messi. Una landa desolata con un campo incolto e un unico albero a far ombra, sono le 14,30 , il sole è allo zenith, sulle nostre teste un paio di condor volteggiano in circolo… lo stridio dei grilli nel silenzio più totale ci frantuma i timpani e non solo quelli per la verità. Ci accompagnerà per tutta la durata del nostro soggiorno.
L’unico che ha voglia di ridere ancora è Fast Gabry, l’organizzatore, guardando le nostre espressioni attonite. “Ragazzi ve l’avevo detto che era una Zingarata no??” Per nulla alterato e in maniera “molto discreta” il piccolo H-Rugga con un “ruggito” che squarcia la vallata lo manda... dove? Beh penso che tutti abbiate capito dove.
Improvvisamente anche il sorriso sulla faccia di Fast Gabry scompare.
Ma è proprio nei momenti più difficili che viene fuori la scorza del duro bikers, velocemente si organizzano delle staffette che partono per scovare un prato più verde o un bosco più fresco ed un’ansa del fiume con l’acqua più chiara dove montare le nostre tende, in fondo abbiamo ancora tutto il giorno davanti.
Vedendoli tornare dopo un po’ a testa bassa, come il cavallo del cow boy quando torna con il suo padrone morto colpito da una freccia dei Sioux, capiamo che quella landa desolata sarà la nostra dimora per i prossimi due giorni.
Tre baldi zingaretti decidono che una notte all’addiaccio in quelle condizioni non è il massimo e poi c’è pure la finale del 3° e 4° posto dei mondiali in tivù, “ci si legge sul forum” è l’ultima cosa che le nostre orecchie hanno sentito dopo averli visti allontanare velocemente dal nostro accampamento, tirando le marce dei loro big twin.
Ci vuole poco per far tornare il buonumore comunque, tutti ignudi a far il bagno al fiume. Woodstock non è poi così lontana e il fiume Secchia rinfresca il corpo e lo spirito. Qualcuno monta un improvvisato ma quanto mai efficace impianto stereo e via, il paradiso può attendere.
Il sole è scomparso dietro la montagna la notte tra poco avvolgerà tutto. Fa uno strano effetto vedere i riflessi provenienti dal nostro grande falò proiettarsi sui volti di chi sei abituato a immaginare solo per mezzo di un nick.
La luce del mattino rompe l’incantesimo, il cellulare che squilla, la moglie da portare al mare e la bimba da riprendere dai nonni, si torna in trincea. Piano piano la landa desolata e il campo incolto tornano alla loro normalità, due colpi di gas e sono già alle nostre spalle.
Certe volte è proprio vero, per quanto tu possa fare per dimenticare velocemente alcune cose, riesce difficile cancellarle del tutto dalla memoria e vorresti farle rivivere a lungo. Questa è proprio una di quelle.

Testo: Corrado - Foto: Lorenzo (GuruDJ) Cavinato e Corrado.



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