I ragazzi che ci corrono incontro brandendo cellulari di ultima generazione sono gli stessi che immaginavo  su una stuoia a recitare versetti. Tra noi c’è chi scende dalla moto ed  entra nei vicoli sentendosi già tunisino, mentre i volti delle donne si coprono all’improvviso con veli che nascondono sorrisi stupendi .

Il mercato è un’esplosione di colori e di voci.

Sensazioni, odori, suoni, aromi che ci vengono regalati e che non dimenticheremo.

Si  parte. Le moto si sgranano in fila indiana come un rosario d’acciaio rumoroso. Dopo ore di viaggio, mi guardo attorno ed ho la sensazione di non essere mai partito, di non avere mai lasciato il punto di partenza.

È una sensazione difficile da descrivere, unica. Non è ansia, non è disagio, è molto più simile alla vertigine che ho provato al primo salto nel vuoto: lo spirito si allarga e l’individuo non ha più limiti, non è più ammessa l’esistenza di altri individui.

Solo, in questo momento ed in questo luogo, posso sentire finalmente il battito dello spirito che mi rende vivo.

Ora capisco  perché il deserto è sempre stato il luogo preferito dai cercatori di Dio .

Ho sempre considerato  il deserto un luogo dello spirito, prima ancora che uno spazio geografico. Affascinante, mistico… diverso. Senza acqua, senza aria ma pieno di luce. La luce, ecco cosa rende il deserto diverso da tutti i luoghi della terra.

Guido e, mentre la strada si snoda grigia nel paesaggio del nulla ed intorno a me scorre solo una muta distesa di  sabbia e roccia, la luce taglia l’infinito come la lama di una katana, rendendo l’aria trasparente e sottile .

Questa, mi dico, è la chimica del deserto. Tutto appare nudo nella luce, non c’è possibilità d’inganno.

Mi alzo all’alba e respiro l’aria che profuma ancora di notte: riesco ad espandere lo spirito, riversare l’anima verso l’esterno, abbandono il mio corpo e mi dimentico di esistere mentre assaporo il dono, o la punizione, impalpabile del deserto: essere soli con se stessi.

Viaggiando guardo il paesaggio scolpito dal vento, l’unico artista, il vero scultore che ha modellato il paesaggio, dando vita a geometrie fantastiche che mi accompagnano fino all’inizio dell’erg, il deserto di sabbia, e sono finalmente appagato.

Decine di anni di viaggio in moto ma, quando torno, sono sempre più voglioso di ripartire.

Partire per riassaporare la gioia di commuovermi di fronte ad un panorama, godere della netta percezione che il bene più prezioso, il più desiderato, è la mia libertà; la continua ricerca dell’isola che non c’è, forse con la speranza di non trovarla mai per potere continuare a cercarla. Vivere una dimensione senza orario, senza bandiera e senza tempo, dove l’alba ed il tramonto non segnano il giorno ma solo un intervallo di sensazioni.

L’illusione di viaggiare in un sogno ed il sogno di viaggiare in un’illusione.

Mentre scrivevo i ricordi hanno addormentano i pensieri, ora la mia mente è libera, come il cielo del mattino quando il vento spazza ogni nuvola… e sono pronto.

Quando si riparte?

 

                                                                                                                    Foto e reportage: Ubi

 

 Le foto

 

Up