JULIET KISS CONCERT


16 agosto 2008

Premetto che non son mai stato un gran fanatico dei Kiss, di loro mi ricordo come fosse ieri quando un mio amico, eravamo sul finire degli anni settanta, che mi martellava sistematicamente con i racconti su questo gruppo imitando alla perfezione le pose di Gene Simmons, suo idolo incontrastato ed icona della sua gioventù.
Con questo presupposto, accompagnato da una buone dose di scetticismo mi appresto a vedere, anzi sarebbe più giusto dire ad ascoltare, il concerto di questa ennesima tribute band dei KISS.
Arrivo sul posto giusto in tempo per prendere accordi con Giacomo Gigantelli, frontman del gruppo, quando la band ha appena terminato il check sound dell’amplificazione.
Quando riappaiono dopo un buon paio d’ore di trucco la rassomiglianza con il celebre gruppo è quanto mai sconcertante, si scambiano tra loro un breve cenno d’intesa imbracciando le chitarre si comincia, il fumo avvolge il palco mentre si da l’attacco di Love Gun, noi al di qua della transenna istintivamente indietreggiamo di un paio di metri investiti dalla pressione sonora di migliaia di watts che ci viene scaricata addosso dal muro delle testate dell’amplificazione di fronte a noi.
Una dopo l’altra in rapida successione si snocciola il repertorio dei Kiss prima maniera, quella degli anni settanta, non c’è un’ attimo di tregua i colpi ci arrivano da ogni parte, il pubblico è tutto sotto il palco, Marco (Simmons) Zani li attizza ancora di più mentre il suo basso ti smuove le budella.
Piano piano anche la mia diffidenza va a farsi benedire, questi quattro veneti porca puttana ci sanno fare davvero bisogna ammetterlo, è un’alternarsi di pezzi all’ultimo respiro ad altri dove le sonorità sono più dolci e rilassate. Decisamente da incorniciare Beth, il pezzo che il drummer Roberto “Catman” Zanoni esegue praticamente senza accompagnamento seduto sul suo sgabello al centro del palco, bella veramente l’atmosfera che si viene a creare tra la band e noi del pubblico.
Purtroppo, si fa per dire, ci pensa il Giga a farci tornare con i piedi per terra, il cursore del distorsore è a fondo corsa e gli ampli si ha la sensazione che possano esploderci in faccia da un momento con l’altro, innescati dalla chitarra tagliente di “Space Ace” Marco Ferrario, i tempi dei ricordi son finiti ora si passa a qualcosa di più recente ed è una progressione incessante di emozioni,ogni pezzo è una scarica di adrenalina pura che ti arriva dritta in pieno petto, i Juliet Kiss sono indiavolati sul palco che ondeggia pericolosamente sotto la spinta del pubblico che vi si accalca davanti.
Decisamente spettacolari gli effetti , il palco sembra un vulcano in piena eruzione e quando partono le note di “I Was Made For Lovin You” tutto diventa tremendamente incontrollabile e contagioso. Così come è iniziato però tutto finisce, le chitarre ritornano silenziose nelle proprie custodie e le spie sul palco vengono spente, lasciandoti nelle orecchie quel fastidioso ronzio che provo ogni volta che di notte torno a casa in moto dopo aver guidato per parecchie ore. Forse non sarò mai un grandissimo estimatore dei Kiss, come vi dicevo, però stasera questi ragazzi hanno saputo donarci tanta energia e soprattutto una camionata di emozioni sottopelle e questo di questi periodi non è affatto poco credetemi.
Giacomo Gigantelli, Marco Ferrario, Roberto Zanoni e Marco Zani sono i Juliet Kiss, banalmente potrei dirvi che sono un “ennesima” tribute band dei Kiss, chi è stato ad un loro concerto anche solo per una volta sa che non è affatto la verità...

Website: www.julietkiss.com

Testo e foto: Corrado




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