FLORIDA & DAYTONA BIKE WEEK 2013
by Luca.com

Florida (U.S.A) 3-14 marzo 2013

Contro il logorio della vita moderna, due amici decidono di coronare il sogno che giaceva ormai da 10 anni nel cassetto: lasciare tutto, procurarsi un biglietto aereo per gli Stati Uniti e la prenotazione di due moto a noleggio, apprestandosi a vivere un viaggio on the road negli States.
L’occasione ghiotta della Daytona Bike Week 2013, con relative celebrazioni dei 110 anni di fondazione della Mo.Co. hanno dato il là alla decisione, presa solo un paio di settimane prima della partenza.
L’organizzazione è stata praticamente pari a quella di Fantozzi/Filini, cioè nulla, e si è limitata alla prenotazione biglietti aerei alla prenotazione delle moto con Eagle Rider Miami; il sottoscritto sino alla mattina della partenza non aveva ancora preparato il bagaglio, che poi in fin dei conti si è limitato a due paia di jeans, scarpe da ginnastica, qualche maglietta e qualche cambio mutanda/calzini giusto per non far scattare gli allerta batteriologici nel corso del viaggio.
Avendo deciso di noleggiare due Ultra e disponendo delle borse interne per le valigie laterali, la strategia è consistita nel riempire le borse laterali pronte per essere infilate nelle valigie delle moto e di chiuderle in una valigia rigida da aereo che così rimaneva mezza vuota, cosa che poi ci ha agevolato nel portare a casa le varie cosette acquistate negli States.
Sveglia mattutina, imbarco, e dopo 11 ore di aereo arriviamo a Miami la sera del 3 marzo.
Stanchi e rattrappiti per le 11 ore seduti in aereo ce ne andiamo mesti a Miami beach in taxi dove troviamo da dormire in un onesto Holiday Inn. La mattina dopo complice il fuso orario, vediamo l’alba sull’oceano dalla camera d’albergo.
Avendo il pick up moto alle 12.00 ed essendoci svegliati di buonora, impieghiamo la mattina a visitare il concessionario HD di Miami (Peterson HD), nella sede più grande situata a nord al 19400 sulla 2nd avenue NW.
In quella sede provvediamo ad acquistare due caschettini a scodella (ovviamente omologati DOT e quindi non utilizzabili in Italia), cosa peraltro poi rivelatasi azzeccata in quanto i caschi forniti da Eagle Rider non è che siano il massimo a livello di igiene e stato manutentivo. Corre l’obbligo di precisare che in Florida non è obbligatorio indossare il casco, o meglio (come spiegatomi dal personale di Eagle Rider) sarebbe obbligatorio solo se il conducente non avesse una assicurazione sua personale contro i rischi di infortunio del conducente alla guida.
Finita la visita al dealer H-D di Miami, dopo l’acquisto di rito di qualche magliettina, riprendiamo un taxi per arrivare da Eagle Rider Miami e ritirare le moto. Sbrigate le formalità burocratiche (consiglio vivamente di stipulare polizza assicurativa integrativa in quanto l’assicurazione standard prevede copertura terzi sino a 10 mila dollari, importo risibile vista la giurisprudenza statunitense) siamo in sella e ci dirigiamo verso la prima tappa.

PRIMA TAPPA: MIAMI - KEY WEST (162 miglia)
Partiamo galvanizzati alla volta di Key West, lasciato il traffico infernale di Miami alle nostre spalle ci dirigiamo lungo la US 1, il cui tracciato è semplicemente scenografico, con l’attraversamento delle varie isole Keys collegate da ponti immensi sull’oceano, col senno di poi avremmo potuto fermarci qualche giorno nelle Keys ma la fregola di viaggiare prende il sopravvento, quindi dopo una sosta per un lauto pranzo in uno dei tanti punti di ristoro sulla strada arriviamo a Key West in serata ma dopo il tramonto. Mi avevano parlato dei tramonti scenografici sul molo di Key West ma, considerato che siamo due omaccioni e che pare che Key West sia una meta preferita dal turismo non proprio etero, tutto sommato va bene così...
Un po’ stanchi dalla trasferta, ci rendiamo conto che a Key West non ci sono alberghi tradizionali, ma tante piccole abitazioni in legno retaggio della tradizione locale ( pescatori prima e base navale della marina poi), quindi dopo aver bussato a molte porte troviamo posto in uno dei tanti lodge che sostanzialmente sono dei bed and breakfast a conduzione familiare, uno più caratteristico dell’altro.
La sera Key West si popola di turisti e gente del luogo nei numerosi ristorantini e locali caratteristici, ceniamo in un ristorantino dove ci propongono anche coda di alligatore fritta, non resisto alla tentazione di provarla ma alla fine sembra di mangiare pollo.
Dopo un sonno ristoratore e colazione casalinga facciamo un breve giro per visitare le incantevoli spiagge di Key West anche se la temperatura, al contrario di quanto ci aspettavamo, è solo leggermente primaverile e in moto si sta bene con felpa e giubbotto di pelle.

SECONDA TAPPA: KEY WEST - MARCO ISLAND TRAVERSANDO LE EVERGLADES (242 miglia)
Partiti da Key West ci aspetta una tappa che, col senno di poi, avremmo forse dovuto spezzare...
Ci dirigiamo verso nord ovest sulla spettacolare US1 ripercorrendo le Keys verso la terraferma per poi tenerci a ovest di Miami sulla 994 sino a giungere al bivio con la US41 (detta anche Tamiami in quanto collega Tampa a Miami) che traversa le everglades da est a ovest portandoci sulla costa interna della Florida, quella affacciata sul Golfo del Messico.
Qui sulla 994 succede un fatto strano. Ad un certo punto c’è una macchina della Polizia che ferma il traffico e devia tutti verso ovest, e il nostro navigatore non segnala alcun raccordo né strade principali, seguiamo quindi la fila di auto guidate da un immenso motorhome, un’auto con carrello al seguito e altre sette/otto auto che seguono con decisione apparente una fantomatica rotta… dopo qualche kilometro finisce l’asfalto e ci ritroviamo su uno sterrato che, via via che si prosegue, si stringe sempre più… Insomma per farla breve la stradina finisce di colpo nel nulla cosmico di un immenso campo con relative madonne di tutti gli automobilisti coinvolti che se la devono rifare in retro.
Noi siamo avvantaggiati, giriamo le due ultra e decidiamo di infilarci in una parallela laterale, sempre sterrata e piena di buche. Siamo solo noi due in moto nel nulla di una stradina in mezzo ad un’area che il mio GPS mi indica come verde campagna senza strade. Dopo un paio di miglia di nulla assoluto la sorpresa: road closed, c’è un enorme guard rail a sbarrarci la strada, il problema è che ci siamo fermati accanto ad una recinzione con entrostanti alcune baracche dalle quali escono alcuni cani per niente socievoli mentre sopra di noi ci sono due avvoltoi che volteggiano...
La sensazione non è il massimo, e il pensiero che mi assale è del tipo “adesso esce uno col fucile e ci giustizia qui sul posto e le nostre famiglie non ci ritroveranno mai più, tipo la trama del film “ Non aprite quella porta”. Risaliamo sulle ultra facendo sfoggio di inaspettate capacità fuoristradistiche e riguadagniamo la civiltà tornando un’ora dopo al punto in cui la 994 era stata bloccata impolverati come enduristi per constatare che non vi era più traccia del blocco e potevamo proseguire.
Dopo il bivio con la US41 (Tamiami) la imbocchiamo e cominciamo la traversata delle Everglades (le famose paludi). La US41 nelle prime miglia è un calvario in quanto oggetto di lavori stradali ed è tutta un cantiere con sensi unici alternati ogni 2 miglia. Fortunatamente siamo dietro ad uno School-Bus che viene fatto passare con priorità e da buoni italiani ci accodiamo facendo finta di niente...
Arriviamo a Marco Island in serata ancora una volta dopo il tramonto dopo una giornata passata in sella un po’ stanchi anche perché la temperatura non è delle più miti…. Anche qui in Florida i locali ci dicono di non aver mai visto un inizio di aprile così freddo… sorridiamo pensando che a casa ha appena nevicato e qui tutto sommato con felpa e giubbotto vai tranquillo, la temperatura oscilla dai 10 ai 15 gradi e tutto sommato si può fare.
Marco Island è un posto molto bello e scenografico, nella parte interna ci sono centinaia di villette tipiche americane “upper class” e in riva all’oceano sorgono innumerevoli alberghi lussuosi ma in stile casermone che si perdono a vista d’occhio sullo skyline dell’isola, tutto sommato un vero peccato perché il colpo d’occhio sarebbe mozzafiato senza la sagoma degli alberghi che spiccano come piccoli grattacieli. La località deve essere meta di un turismo molto benestante, vista la quantità di auto di lusso parcheggiate ovunque e visti i prezzi mostruosi dei vari alberghi. Essendo ormai buio e necessitando di una buona doccia giriamo un po’ per trovare, non senza difficoltà, una stanza ad un prezzo abbordabile, quindi doccia, cena e meritato riposo.

TERZA TAPPA: MARCO ISLAND - NAPLES -ST.PETERSBOURG (circa 170 miglia)
Dopo una lauta colazione a base di bacon e uova strapazzate siamo pronti a ripartire per St. Petersbourg, che si trova nella baia di Tampa, non prima di aver fatto una deviazione verso Naples per visitare il locale dealer HD. Proseguiamo fino a Naples sulla US41, tratta non troppo comoda visti i numerosi semafori che infastidiscono non poco per le frequenti soste forzate. Dopo la sosta al Dealer di Naples decidiamo di prendere la I75 (omologa alle nostre autostrade) per dirigerci verso St. Petersbourg. Nel tragitto autostradale, dopo Port Charlotte, il vento comincia ad aumentare sempre di più sino a diventare veramente fastidioso all’ingresso della baia di Tampa, dove per dirigersi a St. Petersbourg c’è un ponte ad arcata sul braccio di oceano che entra nella baia che vale la pena dei essere visto, ce lo saremmo goduto di più se non fosse stato per le raffiche di vento che rendevano le nostre Ultra praticamente delle barche a vela che ad ogni folata si intraversavano rendendoci particolarmente disagevole la traversata del ponte, anche perché degli enormi camion con rimorchio condividevano la strada con noi e l’effetto camion sommato alle raffiche di vento non permetteva la contemplazione turistica dello scenario.
Arrivati a St. Petersbourg decidiamo di dirigerci a St. Pete Beach, che si trova sulla costa del Golfo del Messico e cerchiamo un albergo. Qui il dilemma si fa arduo: decidere di dormire in uno dei tanti motel che popolano la riviera oppure tentare di mercanteggiare per passare la notte in uno dei più scenografici alberghi degli stati uniti: il Don Cesar Hotel ora acquisito dalla catena Loews . Tirando fuori la più grande faccia di bronzo che mi residuava entro al Don Cesar e, dopo 20 minuti di menate con la receptionist dove ho raccontato praticamente il meglio del mio repertorio pur di strappare una tariffa agevolata millantando improbabili agganci con la stampa e citando ancora più improbabili reportage che dovevamo fare sugli alberghi della Florida, forse per sfinimento della controparte ottengo una camera standard ad un prezzo decisamente interessante. Abolite seduta stante le velleità di girare per la costa di St. Pete visto che il vento rendeva difficoltoso anche solo aprire il tour pack dell’Ultra e visto il pomeriggio inoltrato, non dovendo guidare decidiamo di fiondarci al Lobby bar dell’albergo per assaggiare i cocktail locali che scopriamo poi ad altissima gradazione alcoolica.

QUARTA TAPPA: ST. PETERSBOURG – TAMPA – ORLANDO – DAYTONA BEACH (circa 180 miglia)
La mattina dopo ripartiamo con rotta verso nord-est e destinazione finale Daytona Beach dove ci attenderà la Bike Week. Ci dirigiamo prima verso la concessionaria HD Jim’s Harley Davidson di St. Petersbourg per il nostro consueto pellegrinaggio acquistando la maglietta d’ordinanza della concessionaria. Proseguiamo poi lungo la I4 verso Orlando, accompagnati sempre da un fastidioso vento che poi diminuirà man mano che ci allontaniamo dalla costa.
Le Highway americane sono, almeno per noi europei, estremamente noiose: si procede a 60/70 miglia orarie su quattro o cinque corsie in fila indiana e non ci sono autogrill lungo l’autostrada ma per una sosta bisogna uscire e trovare il punto ristoro più prossimo nelle vicinanze. Tentiamo di uscire dall’autostrada per trovare strade meno noiose ma la quantità di semafori che fermano il traffico ogni miglio ci fanno desistere e rientrare sulla I4 più avanti.
Passiamo i parchi divertimenti di Orlando, che non rappresentano una delle nostre mete e traversiamo la città con il solito delirio di traffico tipico delle metropoli americane. Dopo Orlando ci fermiamo nel primo posto che ci capita dove troviamo una steak-house che ci serve il più grande hamburger che abbia mai visto, con una birra particolarmente fruttata dal retrogusto quasi di miele con la quale non possiamo indugiare troppo visto che poi dobbiamo ripartire e la legislazione americana non è molto permissiva circa l’alcool e la guida.
Una nota: in autostrada ogni cartello a messaggio variabile riportava la scritta: “Watch for motorcycles – Look Twice save a life”, devo dire che l’attenzione per i motociclisti è proprio uguale a quella che abbiamo qui in Italia!
Dopo Orlando la I4 punta più verso nord per arrivare a Daytona e cominciamo ad incontrare più moto, che diventano molte dopo l’attraversamento di Deltona, l’atmosfera comincia già a preannunciarci ciò che troveremo a Daytona Beach!
Arriviamo nei sobborghi di Daytona insieme a frotte di bikers con le moto più improbabili che possiamo immaginare, almeno a noi abituati alle omologazioni nazionali sembrano veramente dei marziani…. Ci sono bagger senza luci posteriori, con la targa posizionata su un sottile supporto metallico attaccata alla sella e alcune con la targa ruotata di traverso con i numeri che si leggono dall’alto in basso, la moda delle ruote anteriori da 26 pollici la fa da padrona e devo dire che il numero di bagger è veramente impressionante, anche giustificato dall’età media del motociclista (che supera abbondantemente i 50) e dalle dimensioni delle panze...
Entriamo a Daytona e ci troviamo subito il celebre autodromo, ci dirigiamo verso la costa accompagnati dalla costante presenza di moto che sbucano da ogni dove.
Arriviamo per caso proprio davanti alla concessionaria Daytona H-D (Bruce Rossmeyer’s) situata sulla Beach Street di Daytona Beach, dove c’è un piccolo museo con alcuni pezzi interessanti . Da buoni viaggiatori disorganizzati all’inizio crediamo che quella sia la sede di Daytona Harley, invece poi il giorno dopo scopriremo che trattasi solo di una “dependance” cittadina, infatti il vero store HD Daytona si trova 10 miglia più a nord a Ormond Beach lungo la US1 e trattasi di una concessionaria incredibilmente grande, più o meno come un nostro medio centro commerciale ma tutto H-D!!!
Essendo giovedì sera i preparativi per il montaggio degli stand della Bike week fervono e tutta Daytona è un fermento di enormi Trucks che scaricano e addetti al montaggio che in poche ore tirano su veri e propri villaggi con show room e ospitality.
Dopo numerosi giri di perlustrazione per prendere contatto con il luogo dell’evento ci rendiamo conto di aver sottovalutato le dimensioni della manifestazione, in realtà gli eventi della Bike Week sono disseminati in un’area di una ventina di miglia di diametro e non si concentrano solamente a Daytona. Ci assale anche il dubbio di non riuscire a trovare una stanza, visto che non abbiamo prenotato nulla, ma dopo breve pellegrinaggio in diversi hotel troviamo una sistemazione dignitosa in un albergone oceanfront proprio vicino alla strip che nella notte si anima di eventi.
Sistemate le motorette ci docciamo e dopo un cambio tattico, visto che la temperatura finalmente si è alzata, ci buttiamo nella mischia della serata sulla strip, anche se è solo giovedì sera l’evento è comunque iniziato (l’inizio ufficiale sarebbe il venerdì ma la gente comunque c’è) e i vari saloon con birra e musica dal vivo con la preparazione di qualsiasi cibo purché speziato traboccano di gente. Rintronati dalla musica e dalla birra ce ne andiamo a dormire a notte inoltrata programmando i vari giri per il giorno successivo.
Il venerdì mattina la manifestazione apre i suoi battenti nelle varie location, notevole lo stand ufficiale H-D sistemato sui prati della Beach street. Giriamo la location cittadina visitando i vari stand.
Prendiamo poi le motorette per recarci a Ormond Beach lungo la US 1 direzione Nord dove lungo la strada ci sono numerosi camping allestiti con saloon, show ed eventi. Arriviamo a Ormond Beach al concessionario H-D Daytona le cui dimensioni sono mozzafiato: nel centro commerciale interamente dedicato all’H-D ci sono anche un bar e un ristorante, ci saranno più di un migliaio di moto e tutta la gamma P&A in pronta consegna! Praticamente è come se mia figlia entrasse al Disney Store di Orlando… L’area esterna al concessionario è piena di stand che vendono di tutto aftermarket (Vance & Hines, Ohlins ec..) e ci sono officine nei tendoni dove si può montare immediatamente quanto acquistato.
Passiamo il pomeriggio in un saloon sulla US1 mangiando hamburger e bevendo birra gelata mentre ammiriamo le varie moto passare per la strada.
La sera di nuovo sulla strip, chiusa al traffico automobilistico, che percorriamo a piedi in quanto con la moto ci si metterebbe anche mezz’ora visto il casino generale imperante.
Una nota: nonostante il tasso alcoolico generale fosse decisamente alto, nessuno si sarebbe mai sognato di uscire da un saloon con una birra in mano, ci sono cartelli “no alchoolic beverage beyond this point” e tutti scrupolosamente rispettano il divieto.
La giornata di sabato ormai si conclude e dopo la nottata nella strip ci ritiriamo esausti a dormire.
Passiamo la mattina di sabato ancora a Daytona per poi partire verso ora di pranzo con destinazione Cocoa Beach.

QUINTA TAPPA: DAYTONA BEACH – COCOA BEACH E CAPE CANAVERAL (circa 80 miglia)
Ci dirigiamo verso sud sempre sulla US1 e dopo una sosta per strada in un saloon Tex-Mex dove gli ospiti sono invitati a lasciare le armi alla cassa da un perentorio cartello all’ingresso, arriviamo nel pomeriggio a Cocoa Beach, nella parte meridionale di Merrit Island e, avendo intenzione di visitare il Kennedy Space center di Cape canaveral il giorno dopo, decidiamo di fermarci nel primo albergo che troviamo.
Cocoa beach è una patria dei surfisti della east-coast e vale la pena di essere visitata, oltre che per le spiagge veramente a perdita d’occhio, anche per la presenza del Ron Jon Surf Shop, uno dei più grandi store al mondo dedicati al surf. Dopo una settimana di cibo americano ci concediamo una serata in ristorante italiano, gestito da italiani dove mangiamo degli spaghetti da favola.
La mattina dopo torniamo verso nord su Merrit Island per entrare a Cape Canaveral e visitare il Kennedy Space Center, nel visitors complex, dove giriamo fra i vari misili e navicelle spaziali non senza aver visto i film in 3D sulla conquista dello spazio e provato il simulatore di decollo con lo shuttle.
Passiamo la giornata al Kennedy space center e nel tardo pomeriggio ripartiamo sempre lungo la US1 direzione sud per la prossima tappa.

SESTA TAPPA: CAPE CANAVERAL – VERO BEACH (circa 70 miglia)
La località di Vero Beach non era in programma, ci siamo trovati in serata da quelle parti e abbiamo deciso di fermarci perché stava facendo buio, quindi troviamo un motel nella cittadina giusto per cenare e dormire.
Al mattino giriamo la località per una breve visita ma, a parte una bellissima spiaggia non ci sono altre cose particolari da vedere almeno per il nostro punto di vista.

SETTIMA TAPPA: VERO BEACH – MIAMI (circa 150 miglia)
La mattina dopo proseguiamo lungo la US1 direzione sud girovagando con tranquillità sulla costa, vogliamo arrivare a Miami in serata e non abbiamo alcuna fretta, quindi visitiamo alcune località on the road come Palm Beach, posto turistico decisamente Upper-class dove i macchinoni si sprecano, gli sfavillanti grandi alberghi torreggiano sullo skyline della città e i campi da golf costeggiano la strada…. Decisamente non è un posto che fa per noi, almeno non in questo viaggio...
Dopo Palm Beach troviamo per la strada un seafood market con annessa cucina dove mangiamo aragosta fresca in due pagando venti dollari a testa, decisamente strabiliante visti i prezzi di Palm Beach che avevamo visto sulla guida turistica.
Scendiamo pian piano verso Miami e avvicinandoci alla città il traffico cresce sempre di più, arriviamo a south Beach non senza alcuni rallentamenti dovuti al traffico e ci troviamo imbottigliati su Collins Avenue in quanto proprio in quei giorni stavano riasfaltando tutta la collins partendo dalla quinta strada…. Il problema è che di sorpassare le auto in coda non se ne parla proprio, la città pullula di pattuglie di polizia ad ogni angolo della strada per monitorare il traffico in occasione del cantiere e gli sguardi dei poliziotti non sono certo invitanti.
Ci fermiamo presso un albergo sulla Collins che avevamo visto su un depliant descritto come un caratteristico albergo Old America (Gale’s south beach 1690 collins av.), proprio di fronte al più famoso Delano e qui la comicità fluisce spontanea. L’albergo, chiedendo in reception, ha prezzi spropositati (siamo in alta stagione) ma connettendoci tramite internet dal marciapiede di fronte riusciamo a prenotare con un noto portale italiano pagando meno di un terzo di quello che ci avevano chiesto al front-office cinque minuti prima, quindi con l’email di conferma e il codice prenotazione rientriamo per prendere la nostra stanza, alla faccia del concierge...
Passiamo gli ultimi due giorni a South Beach girando tra la Collins e Ocean drive, non senza essere ritornati dal Dealer di Miami per qualche acquisto che avevamo lasciato alla fine per non girare appesantiti e non senza aver preso la multa per divieto di sosta in quanto avevamo lasciato le moto parcheggiate in area carico e scarico dell’albergo... con il consenso dell’albergo stesso, ma vaglielo a spiegare tu ad un solerte policeman con una magnum 357 nella fondina... tutto sommato la multa ammonta a 23 dollari e si può anche fare...
Alla riconsegna la mia moto segnava sul contamiglia parziale 1249,7 miglia percorse, tutto sommato una percorrenza giusta senza stressarsi più di tanto.
Sull’aereo nel viaggio di ritorno alla fredda Italia programmiamo i prossimi viaggi...
La considerazione malinconica è se, visti i casi della vita, potremo ancora lasciare le nostre famiglie per 12 giorni lasciandoci alle spalle tutti i problemi quotidiani...
Intanto però questa volta il sogno sopito per 10 anni nel cassetto si è realizzato... e non è poco!

Testo e foto: Luca.com



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