25-29 gennaio 2007

 

Riassumere in poche righe le emozioni provate durante il lungo week-end che mi ha portato, per il terzo anno consecutivo, alla volta del raduno dei raduni (permettetemi di definirlo tale) non è sicuramente cosa facile.

Un veloce commento può essere riassunto semplicemente dicendo che questo elefante è stato ben più duro degli altri due messi assieme. Ma riavvolgiamo il nastro e riportiamolo all’inizio, fermandolo alle 6.40 di giovedì mattina, orario di ritrovo con il mio amico Enrico all’autogrill di Desenzano.

La mattinata tutto sommato è abbastanza calda, anzi detto così sembra si tratti di aprile, diciamo piuttosto che non faceva particolarmente freddo, rapido rabbocco di benzina e via che si parte, dirigiamo il mio sportster 883 ed il dyna wide glide sport di Enrico alla volta del Brennero, destinazione Lho di Solla, luogo deputato al raduno degli Elefanti. L’obbiettivo è raggiungere la buca in giornata ed il più presto possibile. Breve sosta benzina con the caldo all’altezza di Bolzano e via che si riparte velocemente, si passa Vipiteno e salendo iniziano i primi brividi che ci accompagnano man mano fino al pagamento del ponte Europa dove il freddo comincia ad essere veramente pungente.

Neanche il tempo di pagare e di parcheggiare per acquistare l’austriaca vignetta che come una mannaia dal cielo cominciano le disavventure. In una banale manovra le moto vengono a contatto ed a farne le spese è la borsa posteriore in pelle di Enrico che, a contatto con il mio portapacchi, si strappa e rimane a terra… panico… che fare? Studiamo la situazione e la migliore soluzione consiste nel caricare la borsa sulla mia moto costringendo però Enrico a sorbirsi tutto il viaggio con il mio zaino a spalle. La discesa dal Brennero tutto sommato procede bene e un pallido sole ci coglie in prossimità di Innsbruck e ci accompagna durante la breve attraversata dell’Austria.

Piccolo spuntino in un autogrill elvetico ed al successivo, complice un inferiore costo del carburante, ne approfittiamo per fare il pieno. La piacevole sorpresa è di trovare all’interno, intenti a saccheggiare la cucina, tre amici della provincia di Bergamo con i quali ci saremmo dovuti trovare in buca per passare il raduno insieme, in compagnia pure di cinque Germi provenienti da Piombino via Tarvisio/Salisburgo e partiti un paio di giorni prima. Avendo modi e tempi di viaggio diversi ci diamo appuntamento alla stazione di servizio a Hengersberg ai piedi delle montagne della foresta nera.

E’ circa mezzogiorno e siamo ancora a oltre duecento chilometri dalla meta, l’incidente ed il freddo hanno fatto rallentare di molto il nostro viaggio, bisogna recuperare. Dirigiamo i nostri ferri in direzione Monaco e via, breve sosta alle porte della città bavarese, e via ad affrontare il lungo e noiosissimo tratto autostradale che ci porta a Deggendorf. Come da previsione, ci si ritrova con i bergamaschi al punto stabilito, ormai siamo ad una trentina di chilometri dal raduno... sentiamo di poter dire di avercela quasi fatta. Ci concediamo un pasto a base di gulasch e birra ed un attimo in più di meritato riposo.

Sono circa le diciassette, dodici ore dopo il suono della sveglia, e si parte tutti insieme per l’ultimo tratto, il più pericoloso vista la presenza di curve, saliscendi, ghiaccio e neve sulla strada, ma indubbiamente il più suggestivo… una striscia nera nel mezzo della foresta tutta imbiancata dalla neve. Alle 18.30 finalmente si scorge il mitico cartello recante la scritta “51 Jahre Elefantentreffen”… ce l’abbiamo fatta pure questa volta, siamo arrivati. Il tempo di trovare gli amici accampati che ci avevano preceduto di alcune ore e via che si inizia a preparare il posto per la notte.

Un ringraziamento ai Germi che ci hanno fatto trovare la paglia pronta ed  il fuoco acceso, un vero toccasana dopo tutto il giorno passato a temperature inferiori allo zero. Scegliamo il posto e ci scaviamo nella neve il posto ove sorgerà la nostra umile dimora: un igloo 5 posti da dividerci in due, come dire, giusto per non star stretti. Il fuoco schiocca allegro e sulla griglia comincia a comparire veramente di tutto, rostinciana, costine, salamine e quant’altro… fermo restando che la specialità della casa rimane per il momento ancora nascosta. 

La serata passa allegra in compagnia sorseggiando caldo vin brulè, ogni tanto un giretto a trovare amici qua e la e provenienti da ogni parte d’Italia, si coglie l’occasione per allargare le conoscenze pure oltre alpe, come il super cotto/crucco che dice di chiamarsi Colla, ormai impossessatosi di un posto al nostro fuoco!!!

Il freddo cala imperterrito nella vallata e tra noi sorge il dubbio amletico di quando iniziare il ritorno verso casa, dopotutto le previsioni parlavano di una tempesta di neve e temperature polari in arrivo in quella zona tra venerdì notte e sabato mattina. L’idea è di dormirci su ma l’ipotesi più accreditata è quella di anticipare la partenza al venerdì, ovvia la delusione di dover anticipare il rientro ma, la mediazione permette di posticipare la partenza al venerdì pomeriggio… dopotutto a pranzo bisognava ancora calare l’asso!!!

La notte passa fredda ed insonne e al mattino sorge splendente il sole, uno spettacolo vedere l’immensa tendopoli arroccata sulla vallata in mezzo alla neve in una moltitudine di colori e con un tenore di chiaro che solo il mattino sa rendere tale. Breve summit riepilogativo e via, decisione presa, si inizia a smontare il tutto e a caricare i mezzi lasciando fuori solo il necessario per il pranzo. Un giretto fino all’interno della buca per far shopping, giusto qualche souvenir per ricordarmi di quello che “potrebbe essere” il mio ultimo Elefante, al momento nulla è da escludere. L’ora di pranzo si avvicina e con essa anche il grado di cottura del maialino, ebbene si, uno splendido "porcopiccino" del peso di 12 kg!!! Visto l’enorme quantità di roba da mangiare che i toscani si erano portati appresso bisognava rimboccarsi le maniche e darsi da fare con coltello e forchetta e allora via con le danze. In attesa della perfetta cottura del maialino quale miglior antipasto se non 6 Kg di polpo, piatto ormai famoso all’elefante ed invidiato biglietto da visita, dal punto di vista culinario un’ottima l’accoppiata mare/monti!!

Alle 15.00 si inizia a mettere a posto, si caricano le ultime cose e via, sono le 16.30 e si parte alla volta di Monaco con l’obbiettivo di arrivare in città, trovare da dormire, parcheggiare le moto e affogare il dispiacere del rientro anticipato in qualche birreria caratteristica.

Come la migliore delle sceneggiature però l’incognita è dietro l’angolo, infatti ad una cinquantina di chilometri dalla meta il trike comincia ad aver problemi di carburazione legati all’eccessivo freddo. Fermi ad una stazione di servizio in un paesino a una decina di chilometri fuori dall’autostrada preghiamo perché l’addetto dell’ACI tedesca riesca a riparare il guasto. Ogni speranza viene abbandonata quando, dopo un ultimo tentativo durato una decina di chilometri, ci arrendiamo di fronte alla realtà: il trike non è in grado di proseguire. Sono le 22.30, in sei ore abbiamo percorso circa 100 km!! Troviamo un non tanto economico posto per passare la notte, quantomeno una doccia calda ed un pasto a tavola sono, al momento, uno dei maggiori desideri di ognuno. Tra una birra e l’altra passiamo la serata a discorrere sul da farsi l’indomani e chiedendoci se abbiamo fatto bene a partire oppure no.

La mattina seguente svegliandoci e nello scorgere dalla finestra una leggera nevicata abbiamo subito capito che esser scesi da quelle montagne è stata una saggia idea. Verso le dieci la nevicata si fa meno intensa e decidiamo allora di partire: bresciani e bergamaschi con direzione casa, mentre gli altri avrebbero atteso il rientro del trike, che di buon ora era stato portato da un altro meccanico, per ripartire una volta riparato alla volta di casa.

Solo il lunedì sapremo che il trike ha fuso una volta entrato in Italia, all’altezza di Rovereto e che si fermerà una quindicina di giorni da un meccanico addetto a tale mezzo e che solo successivamente verrà recuperato dal disperato e rassegnato proprietario.

Il viaggio da Monaco al Brennero, circa 200 Km percorsi in circa cinque ore, a causa di una incessante nevicata mista acqua condita dalla poltiglia creata ed alzata dalle auto che ci precedevano e da lunghe colonne che ogni tanto si formavano inspiegabilmente. Sono circa le diciassette quando scolliniamo finalmente in Italia, primo autogrill e via a fiondarsi sull’unico calorifero disponibile: quello dei bagni. Ormai il brutto è passato, la strada è in discesa e la temperatura decisamente migliore, si viaggia infatti verso i 3 gradi. A causa di tempi e mete differenti il gruppo si scioglie, il bergamasco con l’enduro è atteso a cena dalla moglie ed ha un passo decisamente più alto di noi, gli altri tre invece di tornare a casa non ne hanno la minima intenzione e decidono di passare la notte da qualche parte in una beauty-farm con l’intento di risvegliarsi l’indomani e di godersi una salutare sauna mentre io ed Enrico decidiamo di tornare a casa ma con passo più lento.

Pronti via si parte da Vipiteno, una breve sosta a Peschiera per il pieno e la tappa successiva è al bancone del Burn Out di Brescia per un meritato "pirlone"!! Gli ultimi commenti a sancire l’unicità di quest’avventura chiamata Elefante e via alla volta di Rodengo ad accompagnare a casa Enrico, un grande amico e ottimo compagno di viaggio e la sua borsa diventata staccabile solo da un paio di giorni. Un caloroso saluto con la promessa di ripensarci per il prossimo anno e riparto. Mezzoretta di strada e sono finalmente nella mia Calvisano, sono circa le ventidue. Il tempo di aprire il cancello, due coccole a Kyra, la mia amata cagnetta, un saluto alla mia moto mentre la metto a dormire al riparo nel “suo” garage e la convinzione che solo adesso l’Elefante si può dire realmente terminato.

 

Un saluto da Andrea “Beltra”

 

 Le foto

 

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