7º CUORE DI GHIACCIO
- Be Brave -

Passo della Presolana, 12 febbraio 2012

Questa settima edizione del Cuore di Ghiaccio non parte certo sotto i migliori auspici. Mezza Italia sprofonda sotto le abbondanti nevicate che hanno reso le strade delle città simili a piste da bob, l’altra metà sferzata dalla gelida corrente d’aria proveniente dai Balcani, il Blizard.
Ma se Atene piange Sparta non può certo ridere, il display della colonnina del termometro installato sulla statale del mio paese visualizza uno scoraggiante –7, ad una rotonda non do la precedenza a due pinguini su una Multipla che mi fanno il gesto del dito medio.
Mentre inizia a nevicare ci contiamo prima della partenza, non siamo in molti, anzi per la verità siamo decisamente pochi. L’euforia e l’entusiasmo dei giorni precedenti hanno vacillato in seguito al maltempo, lo testimoniamo gli sms ricevuti. Sono in molti a ricordarsi che hanno staccato l’assicurazione o la moto con la revisione scaduta.
Poco male, pochi ma buoni e soprattutto con la voglia di andare in moto anche a –7. C’è chi come Raffaele è reduce dall’Elefante, con uno Street Bob dalle ruote tassellate. Lucio invece arriva da Bergamo mani in alto esagerato e barba da taglialegna canadese, l’immancabile Giorgione su Electra. Gigi, Felix, Oscar, Angelo e i ragazzi di Milano aggregatisi in corsa; insomma ci sono tutti i più arcigni macinatori di km in circolazione.
L’attenzione è massima le strade sono insidiose, a queste temperature l’umidità presente sull’asfalto potrebbe nascondere delle brutte sorprese rivelandosi una patina di ghiaccio. Il primo tratto è una tappa di puro avvicinamento a quello che sarà il vero e proprio run. Il tepore delle interminabili gallerie che attraversiamo da Iseo a Marone ha il merito di scaldarci un poco le membra provate dal grande freddo. Si fa tappa a Pisogne per un caffè bollente e si riparte, stavolta si fa sul serio. Dopo Angolo Terme attraversiamo la Valle di Scalve e la via Mala, una ghiacciaia, la strada ora è davvero insidiosa, un paio di volte sento la gomma dietro alleggerirsi in maniera preoccupante, si dosa il gas con attenzione.
Il paesaggio è di una bellezza tale da gelare il fiato, fermiamo le moto prima di una galleria e ci addentriamo in un sentiero a piedi per vedere le cascate di ghiaccio, sembriamo degli eschimesi a zonzo per la calotta artica della bergamasca.
Da Dezze di Scalve si inizia a salire davvero, cielo plumbeo e neve solo ai lati della strada per fortuna. Ad una quindicina di chilometri dalla meta mi devo fermare, il freddo mi provoca dolori lancinanti alle dita della mano del gas, non riesco più a proseguire, devo mettere la mano sui cilindri per qualche minuto. Il gruppo pazientemente mi aspetta.
Arriviamo sul Passo della Presolana con un pallido sole e giusto il tempo per mettere qualcosa sotto i denti, abbracciati dal caldo focolare del locale.
Si rientra a casa nel tardo pomeriggio, la prima uscita ufficiale del Rombo di Tuono è andata, 200 km percorsi tanto per riprenderci l’abitudine. Ora aspettiamo le rondini, che forse non faranno primavera, ma almeno sono più educate dei pinguini.

Testo e foto: Corrado



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