CUORE DI GHIACCIO 2011
(sesta edizione)

Brescia, 16 gennaio 2011

Che stesse accadendo qualcosa di particolare l’avevamo intuito incrociando sulla via che porta in città, il primo avamposto di un gruppo di una mezza dozzina di Harley uscite in quel momento dal casello di Brescia Ovest.
Sono le nove meno dieci, di una grigissima giornata di metà gennaio, freddo q.b. come si dice in gergo per sms e nebbia all’orizzonte.
Archiviate le luci e i lustrini del Centro Fiera, un po’ come si fa il giorno dopo l’Epifania, quando si ripongono l’albero e il presepe terminate le feste Natalizie, i “gnari” del Rombo tornano a mordere la strada e lo fanno alla loro maniera con il 6° Cuore di Ghiaccio, diventato un appuntamento imperdibile per molti appassionati che apre, di fatto, la stagione motociclistica Bresciana.
Alle 9,30 ben prima della partenza la piazza è già piena di moto, forse abbiamo tirato la corda, l’entusiasmo nel raccogliere il nostro invito da parte dei bikers ci lascia senza parole, se non quelle di ammirazione per la profonda passione che leggiamo nei loro occhi, quando tolto il casco e adagiata la moto sul cavalletto, si presentano e ci raccontano di quanto ci tenessero a partecipare a un nostro run, arrivano da Bergamo da Milano da Mantova, sono tutti intirizziti ma non perdono la voglia di andare in moto.
E’ forte il legame che abbiamo con la nostra gente, accresciutosi negli anni, noi ne siamo orgogliosi e cerchiamo di ripagare in tutti i modi l’affetto che essi hanno per il Rombo di Tuono.
Ascoltandoli impari a capire quanto possano amare questo mondo, fatto di raduni, d’incontri, di storie raccontate e soprattutto di moto e di viaggi, storie vissute in prima persona. Come quella di Giorgio, un bruttissimo incidente, l’interminabile periodo di convalescenza e poi dopo due anni il ritorno in sella; i timori di non farcela e la gioia nel sentire nuovamente il vento freddo sulla faccia.
O come quella di Luca che arriva con tanto di stampelle fresco d’intervento per ricostruire il ginocchio che chiede timidamente se può unirsi a noi seguendoci con la sua auto. E infatti la sua Mini Cooper ci ha scortati per tutto il percorso, su strade dove un’auto fatica a passare, ma alla fine anche lui è stato partecipe di questa giornata.
L’allineamento prima della partenza è una delle cose più spettacolari di un run, specie se come oggi le moto sono molte, quasi un centinaio. Il rombo dei motori sovrasta tutto quanto e il cuore sembra scoppiare nel petto.
Si esce dalla città in tutta tranquillità, anche se la nebbia inizia a scendere insidiosa, a Botticino si inizia a salire verso il Monte Tesio, buchiamo le nuvole e la nebbia e in quota ci aspetta uno scenario fantastico. Un cielo azzurro e un sole da far invidia a una giornata di aprile, la strada diventa sempre più stretta e ripida, per poi ridiscendere bruscamente in mezzo al bosco. La concentrazione è al massimo, la strada è cosparsa di ghiaia, la minima disattenzione potrebbe provocare qualche caduta, come succede a Diego con la sua 883.
La scivolata praticamente da fermo non provoca danni irreparabili al mezzo, il ragazzo prosegue con noi dopo le classiche battute di rito e dopo aver controllato la moto.
Si scende verso Gavardo e a un certo punto la strada sembra tuffarsi nel lago di Garda, ma è solo un’impressione si torna a salire, Valio Terme e le famigerate Coste. La strada asciutta al sole, nelle zone d’ombre diventa infida, tutto procede per il meglio, il serpentone di moto viaggia con un buon passo e dai “sorrisi a 32 denti” che vediamo oltre le visiere sembrano proprio divertirsi.
A Vobarno si costeggia il Chiese fino a Roè Volciano. L’ultimo pezzo è ancora sotto un sole splendente, ci si arrampica sul Monte Magno, i vicoli stretti lasciano il posto a un panorama stupendo quando si è in prossimità del ristorante.
Siamo arrivati finalmente, 75 chilometri il percorso del giro, ora la tavola chiama la grigliata si raffredda, ci congediamo non senza aver prima ringraziato tutti gli amici bikers intervenuti, le Safety che hanno permesso a tutto il gruppo di muoversi in completa sicurezza, il gruppetto dei Santi Brescia e i Cruel di Castenedolo.
Per chiudere vorrei ricordare una frase che ho letto da qualche parte che recita più o meno così: ”Amo l’inverno perché a differenza dell’estate, non si confondono i motociclisti con chi ha la moto”.
Prossimo appuntamento in primavera Coast to Coast, e allora si ragazzi che vi aspettiamo con il pieno di benza, come ai vecchi tempi, come nell’ultimo Rombo del 2006, quello delle mille moto.

Testo e foto: Corrado



^