CIME TEMPESTOSE
CUORE DI GHIACCO - TERZA EDIZIONE

13 gennaio 2008

Dopo un’intera serata passata a scrutare le previsioni meteo dei telegiornali e dei vari siti dedicati, la prima impressione aprendo la finestra di casa di buon mattino lasciava davvero sconsolati, pioggia incessante di quella che non intende smettere.
Proprio vero che le previsione meteo, come gli oroscopi, sono fatti per essere smentiti, le tanto sbandierate schiarite sono rimaste tali solo sullo schermo del televideo.
Poco male, disastro su tutta la linea, d’altronde che cosa ci si deve aspettare quando si organizza un run in moto a metà di gennaio? Niente di più sbagliato, da Torino i ragazzi erano già per strada, così pure quelli di Bergamo, Milano e la Valle Camonica.
La macchina si era messa in moto e noi non potevamo far niente per fermare la loro voglia di moto. Ok, se morte dev'essere, che almeno sia onorevole. Entrare nell’antiacqua non è stato semplice, le facce dei passanti stamattina hanno quel non so che di ironico, come quando incroci uno che in piena notte, d’inverno, porta il cane a pisciare, questo è quello che avranno pensato di sicuro vedendo un fesso in moto di primo mattino sotto l’acqua.
La piazza vuota piano piano va riempiendosi, si ride e si scherza, pigliandosi un po’ tutti per il culo, come è giusto che sia, con quella complicità che in fondo possono avere solo le persone accomunate da uno stesso spirito, fatto di ferro e motori. Storiacce direbbe qualcuno, ma quando ti prendono ti danno un vuoto nello stomaco, difficile da colmare se non saltando in sella e prendendo un manubrio tra le mani.
Moto più, moto meno, sono circa una quarantina quelle presenti sulla piazza al momento del via. Poche o tante, secondo i punti di vista, per noi che in matematica non siamo mai stati dei draghi, direi che vanno più che bene, non bramiamo spasmodicamente la frenesia dei numeri.
La consistenza è quella di un gruppone di amici e così deve essere, ci si conosce tutti e nessuno deve sembrare l’ultimo della classe. Qualche minuto per aspettare i ragazzi di Torino, fantastici, partiti all’alba dal capoluogo piemontese sotto acqua e nevischio, per un misero Cuore di Ghiaccio qualsiasi, il loro spirito di interpretare la moto mi lascia spesso senza parole, dal quale anch’io avrei da imparare umilmente molte cose.
Si parte, il cielo e grigio, il gruppo è guidato da Emilio (The Jester) nel ruolo di Road Captain, dopo una quindicina di chilometri prima tappa forzata, si rimette a piovere ed è necessario fermarsi per dare modo ai ragazzi di indossare le tute. Ormai piove proprio quando iniziamo ad addentrarci nella vallata, le gole strette ed il torrente a fianco la strada gonfio e scuro.
Alziamo lo sguardo e lui è davanti a noi che ci sovrasta minaccioso, coperto da una coltre di nubi in quota: il Passo del Maniva. Un cartello ci da il benvenuto nell’alta Val Trompia, non so perché ma ha qualcosa di vagamente sinistro, sembra quasi che si sia animato ed un ghigno beffardo si intravede al nostro passaggio.
Ora l’acqua è diventata neve e le nubi che prima vedevamo dal basso le possiamo quasi toccare, si stringono i denti mancano pochi tornanti ed il tepore della trattoria ci scalderà un po’ gli animi ed il cuore. Come due anni fa anche stavolta il piazzale è ghiacciato, ma cadere nell’ultimo metro saprebbe di beffa, qualche numero da circo ma nel complesso i bikers si fanno onore, nessuna moto viene immolata alla causa.
La stufa del locale viene presa d’assalto, si mettono ad asciugare gli indumenti e poi qualcosa di caldo da mettere sotto i denti, si ride e si scherza la tavolata è bella lunga, la compagnia è ottima e di gente che se la tira per fortuna non ce n’è.
Prima del dolce i ragazzi del Rombo di Tuono hanno estratto un pass per la Bike Expo di Padova che ha vinto Luciano, dei ragazzi del Bergamo Friends.
Si scende dalla montagna quando il cielo va scurendo, l’acqua ricomincia a scendere ed il rombo sordo dei motori tra le gole della valle si sente in lontananza ed attira l’attenzione degli abitanti dei paesi attraversati. Man mano che si raggiunge il centro di Brescia qualcuno devia e prende la direzione di casa, un colpo di clacson, un cenno di saluto con la mano ed il gruppo si assottiglia sempre di più. E’ buio ormai quando accompagnamo i ragazzi di Torino al casello dell’autostrada, hanno ancora parecchie ore di guida prima di arrivare a casa, davvero grande spirito il loro.
Ricovero la moto nel garage, è inguardabile, nei pochi metri a piedi che mi separano dalla macchina per tornare a casa, sento l’acqua bagnarmi la testa, solo ora mi accorgo che sta piovendo e solo adesso che sono sceso dalla moto realizzo quanto questo mi dia fastidio.
Ai “Cuori di Ghiaccio” presenti oggi va un plauso di ammirazione, in fondo in fondo loro il cuore ce lo han sempre messo.

Testo e foto: Corrado


Le foto

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