3° BIKERS FOR CHILDREN

21 dicembre 2008

La sera prima del nostro 3° Bikers for Children mi è passato tra le mani un opuscolo che l’Associazione Immunodeficienze Primitive mi recapita per posta, tra le pagine mi colpì quella della rubrica “Testimonianze”. Era di una mamma che era stata ospite del reparto dove noi consegnamo i giochi nel periodo pre-natalizio, quello di Oncologia infantile, per un periodo di sei mesi per accudire la figlioletta durante la terapia contro una terribile malattia, la sindrome di Di George. Mesi e mesi di cure fino al ritorno a casa in quel di Ancona, dove si recava in ospedale solo per i controlli di routine, fino al novembre dell’anno scorso quando la bambina si aggravò fino a spegnersi.
Da lì scoprii che molti volontari di questa Associazione erano coinvolti personalmente in queste storie, il Presidente stesso dell’A.I.P. perse sua figlia nel 2003, sperimentando sulla propria pelle la misura di tante sofferenze.
Un giornata di sole ci sorprende il giorno dopo, in una Piazza Vittoria piuttosto malandata per gli interminabili lavori sulla viabilità, neanche noi a dir la verità potevamo prevedere in quanti avrebbero raccolto il nostro invito. Si sa le imminenti festività Natalizie, la frenesia degli ultimi regali da acquistare e le mille altre cose da fare, non ci facevano ben sperare, ma tantè non era quella la cosa fondamentale, pochi o tanti l’importante era farlo.
Con grande sorpresa invece dai primi timidi arrivi, fino al momento della partenza il numero degli amici che, al diavolo le mille cose da fare, avevano deciso di accompagnarci nella consegna dei doni che al mattino avevamo acquistato in un centro commerciale della zona.
Prima tappa consueta alla casa del bambino, stavolta non abbiamo potuto incontrare nessun bambino, non stavano bene e quindi era impossibile che lasciassero la loro cameretta. Una coppia di genitori invece ha voluto incontrare i motociclisti, esprimendo parole di ringraziamento e di stima.
Subito dopo ci si dirige allo Spedale Civile dove la Direttrice ci accompagna nel reparto di Oncologia Pediatrica, le precauzioni che si debbono prendere sono molte, i piccoli pazienti non possono incontrarci senza che noi si indossi l’abbigliamento protettivo.
Quest’anno abbiamo notato che i bambini ricoverati erano davvero molto piccoli, alcuni avranno avuto si e no pochi mesi, vederli in quei grandi lettoni faceva veramente stringere il cuore. Noi decisamente impacciati con le nostre armature da bikers, palesemente accaldati, fingevamo che il volto arrossato fosse dovuto in gran parte al caldo che c’era in corsia, qualcuno aveva gli occhi velati e lo sguardo chino uscendo da quelle stanzette o guardando dal grande vetro i bambini nei loro letti. Neanche i disegni ed i muri colorati riuscivano a mitigare la pesantezza che si respirava in quei corridoi.
Un immagine in particolare ci ha colpito, in una stanzetta in fondo al corridoio, quella della zona off limits, abbiamo visto al di la del vetro una giovane mamma con in braccio il suo bambino, un neonato di pochi mesi, le garzine delle flebo sulle manine e tra l’orecchio ed il nasino un piccolo tubicino, guardava stupito quel movimento di qua del vetro, la sua mamma indossava la mascherina di protezione e solo l’espressione che aveva negli occhi gonfi di lacrime ci ha trafitto l’anima.
Quando nelle nostre mani non è rimasto più nessun giocattolo ce ne siamo andati da dove eravamo venuti, in silenzio, il traffico e la bolgia dei passanti tra le vie del centro ci ha inghiottito di nuovo, dimenticare quei volti per molti di noi sarà difficile ed è giusto che sia così, abbiamo voluto mettere a conoscenza tanti che, come me fino a qualche anno fa ignoravano che ci fossero queste situazioni, sperando che abbiano capito di quanto sia importante sostenere la ricerca contro queste malattie.
Un pensiero va a tutti quei gruppi motociclistici che danno vita a queste iniziative.

Corrado

p.s. Un sentito ringraziamento va all'Editrice La Scuola, di Brescia, nella persona del sig. Giovanni.





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