Edito giugno 2009

- Radio Shovel, una frequenza per la nostra passione -


Uno sguardo alla mia faccia riflessa allo specchio. Barba lunga e viso rilassato. Andare al mare mi ha fatto bene. Ho perso quel colorito giallastro. Ho perso, per fortuna, anche qualche chilo e mi sento molto meglio. Tonico, rivitalizzato. Merito delle corse quotidiane e del taglio drastico alle pastasciutte.

Rifarmi un giro sul mio chop, dopo una settimana di lavoro, è stata la prima priorità.
Mi sono mancate le mie chiacchierate con la mia moto e scoperchiato il telo mi è sembrato che il faro mi abbia strizzato l’occhietto in un cenno di consenso. Certo, non voglio dire che sia stato particolarmente contento di rivedermi e difatti ha sottolineato la cosa partendo dopo una ventina di minuti di ginnastica da kick starter. Ma poi è andato, si è arreso alla mia insistenza e alla mia testardaggine. All’inizio ha zoppicato un po’, sfumacchiato un po’ di benzina vecchia, ma dopo pochi secondi ha iniziato il suo classico borbottio a mo’ di consenso. Oramai sveglio dal riposo forzato, ha iniziato a girare rotondo e senza incertezze.

E’ presto, appena dopo l’alba. E’ il momento che preferisco per farmi un giro. Il momento in cui riesco a parlare meglio con la mia moto. Può darsi che questa mia abitudine disturbi, senza risparmiarmi qualche maledizione da chi ancora dorme. Che sia una abitudine un po’ strana si capisce, ma io, normale, non lo sono mai stato. Fortuna che, vivendo alla estrema periferia, faccio presto ad essere fuori città, fuori da tutto e da tutti evitando ulteriori, possibili vaffa.

In aperta campagna, con il fresco della notte ancora presente e ancora dominatore sul caldo del sole. Inizio così la mia seduta con il fidato dottor panshovel.

Certo questo periodo ne ha visti di cambiamenti e l’autunno che verrà ne porterà altri. C’è fermento in questo mondo custom. C’è voglia e necessità di qualcosa di nuovo. C’è bisogno di alternative e di novità. C’è bisogno di ridare un senso un’eccellenza a significati, a volte, troppo stemperati nel business.

Le prime curve, scorrono lente. Una dopo l’altra. Si rincorrono e si tengono per mano, collina dopo collina, pendio dopo pendio e i pensieri scorrono lenti come la corsa del chopper.

Ad ottobre, chi è stato attento, chi avrà letto i vari magazine di settore, sarà forse venuto alla prima manifestazione di Brescia, organizzata dai ragazzi di Rombo di Tuono. Manifestazione. Ragazzi fantastici che mi onorano della loro amicizia e della loro disponibilità.
Ragazzi con i quali, abbiamo deciso di riprovarci. Con tante difficoltà, prima su tutte il tempo. Tempo che noi tutti rubiamo al riposo, alla famiglia, agli affetti, alla proprio moto. Tempo raro come i diamanti ma, investimento di valore come i preziosi. Ragazzi diversi, ma omogenei. Diversi nelle idee, nell’affrontare il solito problema. Con estrazioni diverse, con esigenze diverse, ma omogenei. Omogenei e concordi nel perseguire un obbiettivo comune. Lontani da individualismi e da egocentrismi ma coesi in una passione in grado di spianare qualsiasi diverbio.
Semplicemente individui educati e sensibili con una grande passione e una grande determinazione.

A prima vista, ai tuttologi del custom, potrebbe sembrare la solita manifestazione nata sull’onda lunga del BIKE EXPO Veronese e del suo clone Padovano. Esempi lampanti di quanto fermento ci sia in questo universo. Ma se ci concentriamo bene, questa manifestazione non è un parente alla lontana né il cugino povero ma ha nel suo dna delle caratteristiche e una individualità ben precise.

Con Corrado e C. abbiamo raccolto e trasformato in realtà quello che tutti, da tanto tempo più o meno, andavano dicendo nelle chiacchere da bar: "Ci vogliono alternative"... "Servono parametri di confronto"... "Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo"...

Abbiamo raccolto i commenti del pubblico e abbiamo organizzato qualcosa per il pubblico fatta da chi, pubblico è. Abbiamo fortemente voluto qualcosa che piacesse a noi, non tanto come organizzatori, ma come primo, esigente pubblico di noi stessi.
La manifestazione del VII ROMBO DI TUONO è la volontà di recuperare le vere radici del custom italiano in tutte le sue espressioni. Una manifestazione attenta ai contenuti, attenta alle esigenze degli espositori e dei visitatori con novità importanti con elementi precursori di un nuovo modo di fare show.

Noi del RDT, intelligentemente e con un po’ di intuito, siamo stati anni con le antenne puntate e, come facciamo di solito abbiamo, da concreti lombardi con inneschi di energia toscana abbiamo dato fondo alle nostre idee, ai nostri entusiasmi, ai nostri desideri.
Forti di queste eredità abbiamo creato la prima manifestazione del RDT e ora ci riproviamo. Per imparare dagli errori fatti, per farne altri mille, ma non i soliti. Per crederci ancora. Perché ne abbiamo bisogno.

Al momento in cui scrivo non so, se ci sarà stato l’afflusso di pubblico che abbiamo avuto, se la gente avrà capito l’importanza storica di questa manifestazione. Sta di fatto che bisogna renderci lode per la nostra intraprendenza, perché comunque, abbiamo dato il via ad una svolta nel panorama fieristico custom.
Veniamo tutti da anni di Padova EXPO e del neonato BIKE SHOW Veronese e veniamo tutti dalle solite considerazioni e commenti. Non ci nascondiamo dietro un dito. Non penso di essere l’unico ad aver raccolto commenti del tipo: "Andiamo a Padova o Verona perché non ci sono alternative. Perché a gennaio in moto non vado. Oppure commenti del tipo: "Si assomigliano sempre di più al Motorshow, ma perlomeno incontro gli amici".

La clonazione della manifestazione principe, a me ha creato confusione, Non ci capisco più niente.

Siamo passati da una manifestazione esclusivista a due contemporaneamente, in due città venete, con, forse, l’unico risultato ottenibile che è quello di dividere il pubblico e dividere gli investimenti. Perché ricordiamoci che, il successo di una manifestazione, dipende dagli investimenti degli espositori e dall’affluenza del pubblico. Ma i contenuti sono gli stessi. Glamour, effetti speciali, luci e riflettori.

Ed è fondamentalmente per i contenuti che abbiamo abbracciato la filosofia del RDT.
Personalmente ho abbracciato i contenuti di un evento fatto da chi gli eventi li vede e li giudica da spettatore. Un evento fatto, come ho detto prima, dal pubblico per il pubblico. Senza dinamiche di business, senza obbiettivi economici da salvaguardare. Una manifestazione che avesse l’obbiettivo di creare una alternativa, di ridare vitalità ad un settore in fase di stallo. Una manifestazione con l’unico obbiettivo di inventare un nuovo modo di incontro tra operatori e pubblico. Con l’unico obbiettivo nelle future edizioni , di dare il significato che si merita alla parola KUSTOM.
Alle dinamiche che hanno generato questo fenomeno KUSTOM, alle sue caratteristiche, ai nuovi orizzonti di questo universo.

Sono arrivato in cima alla collina. Da qui, immersa nella foschia mattutina, si vede la città ancora addormentata. Spengo il panshovel e rimango ad osservare immerso ancora nelle mie elucubrazioni.
L’estate è iniziata per molti biker, questo è un problema. Ovvero è un problema per gli stacanovisti dei run e delle patches, ma per me e quelli come me l’estate rappresenta un punto di partenza.
Per chi ama il custom e quello che rappresenta, l’autunno e l’inverno rappresenteranno novità importanti. Si percepisce la possibilità di conferire a questo fenomeno una identità troppo spesso nascosta dietro i numeri. Certo è che con maggiori alternative la qualità deve migliorare. Il confronto e la competizione daranno al pubblico la possibilità di scegliere, di valutare. E in questo panorama, orfano delle precedenti oligarchie, l’unico a guadagnarci sarà il pubblico. Saremo noi. Finalmente protagonisti.

Rimetto il casco. Stringo la cinghietta. Un paio di paroline di incitamento al mio ferro e giù deciso sul kickstarter. Partito al primo colpo. ”One shot, one kill”.
Innesto la prima e mi dirigo verso casa. Il bello di ogni viaggio è il ritorno.

Radio Shovel is powered by Luigi Poppi


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